Novellino: “L’Inter mi voleva, ma il Milan mi salvò”

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L’ex allenatore Walter Novellino ha ripercorso la sua carriera in una lunga intervista, svelando aneddoti e retroscena inediti. Il suo soprannome, “Monzon”, è nato ai tempi del Torino. “Me lo diede Giorgio Ferrini,” ha raccontato. “Venne a trovarlo Nino Benvenuti, rivale del pugile Monzon, e gli disse: ‘Guarda, ‘sto ragazzo sembra il tuo “amico” Monzon’”.

La sua storia inizia in Brasile, dove il padre era emigrato. “Giocavo per strada sognando Pelé, tifavo Palmeiras. Quando siamo rientrati in Italia non sapevo né leggere né scrivere in italiano”. Dopo gli inizi in provincia di Milano, né Milan né Inter lo presero. “Mi acquistò il Legnano e lì sono esploso. Poi sono andato al Torino, all’Empoli e al Perugia, dove ho conosciuto mia moglie”.

Il grande salto è arrivato con il passaggio in una big milanese, ma la destinazione non è stata quella che si aspettava. “Mi voleva l’Inter, Sandro Mazzola fece di tutto per portarmi ad Appiano. A Milano ero diventato interista, Jair era il mio idolo”. Le cose, però, sono andate diversamente. “Il Milan offrì di più. In realtà giocavo all’ala destra e con Rivera ho convissuto benissimo, nel ’79 abbiamo vinto lo scudetto della stella”.

Proprio l’esperienza in rossonero ha segnato la sua vita non solo professionale, ma soprattutto umana. L’allenatore ha ricordato il drammatico incidente domestico accaduto alla primogenita Michela. “Aveva pochi mesi, batté la testa sullo spigolo di un comodino. Venne operata e si salvò, ma il colpo ha limitato la sua capacità di parlare”.

In quel periodo difficile, il club ha mostrato un’umanità straordinaria. “Non smetterò mai di essere grato al Milan e a Liedholm: per mesi mi hanno permesso di rimanere in ospedale con Michela fino al giovedì, andavo a Milanello solo il venerdì per la rifinitura”. Un gesto che ha creato un legame indissolubile.

Novellino ha parlato anche del suo rapporto con le tifoserie, in particolare quella dell’Ascoli. “Rozzi mi prese per 30 milioni di lire. Ho disputato una stagione eccezionale, segnando due gol alla Juve”. Eppure, oggi il rapporto è compromesso. “Per un’iniziativa di beneficenza ho indossato la maglia della Sambenedettese, loro arcinemica. Ora gli ascolani mi odiano, ma per fare del bene la rimetterei ventimila volte”.

Infine, uno sguardo alla carriera da tecnico, con sei promozioni e qualche rimpianto. “A Venezia ho avuto Recoba, un sinistro d’oro, più forte di me. Il mio più grande rammarico? Il Torino. Avrei voluto riportarlo in alto ma non sono riuscito a salvarlo. Mi dispiace ancora per il presidente Cairo, che credeva in me”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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