Manchester City, Mancini nega le accuse finanziarie

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Cronache Mercato
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L’attuale commissario tecnico della Nazionale italiana, Roberto Mancini, ha preso le distanze dal caso che ha scosso il suo ex club, il Manchester City. Intervenuto durante una conferenza stampa, ha dichiarato di non ritenere la società inglese colpevole, minimizzando il suo coinvolgimento: “Non credo che il Manchester City sia stato giudicato colpevole, anzi. Non è un problema che riguarda me”.

Le sue parole sono arrivate in risposta alle domande sulle gravi accuse mosse dalla Premier League. Il club è stato infatti incriminato per ben 115 presunte violazioni di carattere finanziario. I fatti contestati sarebbero stati commessi in un arco temporale di nove anni, tra il 2009 e il 2018, un periodo di profonda trasformazione e successo per la squadra.

Questo intervallo di tempo include i quattro anni in cui l’allenatore jesino ha guidato i Citizens, portandoli alla storica vittoria del campionato nel 2012. Proprio per questo, il suo nome è emerso con forza nelle carte dell’indagine. Le accuse, infatti, non si limitano a contestare la gestione finanziaria generale del club, ma si concentrano anche su specifiche transazioni e accordi contrattuali, tra cui quello stipulato con l’allora manager.

Secondo le ricostruzioni emerse sulla stampa internazionale, una parte significativa delle accuse si riferisce a presunti pagamenti non dichiarati che l’ex manager avrebbe ricevuto. L’ipotesi investigativa è quella dell’esistenza di un secondo contratto segreto, un accordo parallelo studiato appositamente per aggirare le normative sul Fair Play Finanziario introdotte dalla UEFA.

Questo accordo accessorio avrebbe permesso al tecnico di più che raddoppiare il suo stipendio ufficiale. Il compenso aggiuntivo, pari a circa 2,03 milioni di euro l’anno, sarebbe stato erogato tramite un club di Abu Dhabi, l’Al Jazira, anch’esso di proprietà dello sceicco Mansour. In cambio, il contratto prevedeva una consulenza minima, quantificata in soli quattro giorni lavorativi all’anno.

Tale stratagemma, secondo l’impianto accusatorio, era finalizzato a nascondere i costi reali della gestione e a eludere così le rigide regole finanziarie imposte sia dalla UEFA che dalla Premier League. Nonostante la mole di documenti trapelati, sia il Manchester City che il diretto interessato hanno sempre negato categoricamente ogni addebito, sostenendo la piena regolarità delle proprie operazioni.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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