Galatasaray: Hakan Şükür, da eroe a nemico della Turchia

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Cronache Mercato
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Hakan Şükür, stella del Galatasaray e miglior marcatore di sempre della nazionale turca, ha vissuto un decennio da incubo. L’ex attaccante, che in Italia ha vestito le maglie di Inter, Torino e Parma, è stato bandito dalla sua patria, accusato di terrorismo e perseguitato dal regime di Recep Tayyip Erdoğan. Da idolo nazionale si è trasformato in un nemico pubblico.

La sua discesa è iniziata nel 2013. Eletto in parlamento con il partito di Erdoğan, Şükür ha preso le distanze dal leader turco a causa della rottura tra quest’ultimo e il predicatore Fethullah Gülen. L’ex calciatore ha sempre ammesso di apprezzare le idee di tolleranza di Gülen, ma ha negato di aver mai aderito formalmente al suo movimento, dimettendosi dal partito per non essere associato a quelli che ha definito “crimini incostituzionali”.

Questo passo indietro non è bastato a salvarlo. Dopo il fallito colpo di stato del 2016, per il quale le autorità hanno accusato la rete di Gülen, per Şükür si sono aperte le porte dell’inferno. È stato emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti con l’accusa di eversione e appartenenza a un’organizzazione terroristica, un coinvolgimento che lui ha sempre negato. Costretto all’esilio negli Stati Uniti già dal 2015, ha visto la sua vita in Turchia cancellata.

Il regime ha confiscato tutti i suoi beni, congelato i conti bancari e perfino arrestato temporaneamente suo padre. È stata avviata una vera e propria operazione di “damnatio memoriae”: il suo nome è stato rimosso dagli archivi della federazione calcistica e le sue statistiche con il Galatasaray sono state cancellate. “Stanno cercando di cancellarmi dalla memoria collettiva”, ha raccontato di recente.

L’ex campione vive con la famiglia in California, dove ha dovuto reinventarsi per sopravvivere. Ha lavorato come autista per Uber e ha tentato di avviare una panetteria, poi fallita. Ha spiegato che la sua scelta di opporsi al regime è stata una questione di onore. Avrebbe potuto tornare in patria e riavere tutto se avesse appoggiato il presidente, ma non avrebbe potuto più guardare i suoi figli negli occhi.

“Mi hanno usato per seminare paura”, ha affermato, “e dimostrare di poter colpire chiunque. Hanno messo a tacere tutti”. Ha raccontato del ricatto subito dopo l’arresto del padre: “Mi dissero: ‘Se vieni qui e parli come vogliamo noi, lo libereremo e ti restituiremo tutto'”. Ha scelto di non cedere, per difendere i valori di democrazia e diritti umani che ritiene fondamentali.

Attualmente, Hakan Şükür gestisce un canale YouTube e allena giovani calciatori, con il sogno di aprire una propria scuola calcio. Nonostante tutto, spera un giorno di poter tornare a casa, in una Turchia libera e democratica.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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