Caso Bergamini, nuovo indagato per l’omicidio

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Cronache sport calcio
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Un nuovo, importante sviluppo ha segnato l’inchiesta sulla morte di Donato ‘Denis’ Bergamini, il calciatore del Cosenza trovato senza vita il 18 novembre 1989. La Procura della Repubblica di Castrovillari ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Roberto Internò, uomo di 65 anni. L’accusa mossa nei suoi confronti è di concorso in omicidio volontario aggravato.

L’indagato è il cugino di Isabella Internò, l’ex fidanzata del calciatore, già condannata in primo grado a 16 anni di reclusione per lo stesso reato. Il provvedimento, firmato dal sostituto procuratore Luca Primicerio, ipotizza che Roberto Internò abbia agito in complicità con la stessa Isabella e con il padre di lei, Franco Internò, nel frattempo deceduto. Si delinea così uno scenario di un delitto maturato in un contesto familiare.

La morte di Bergamini, all’epoca 27enne e apprezzato centrocampista, è rimasta avvolta nel mistero per decenni. Il suo corpo fu rinvenuto sulla Strada Statale 106 Jonica, a Roseto Capo Spulico, e per anni la versione ufficiale ha parlato di un suicidio, con il calciatore che si sarebbe gettato sotto un camion. Questa tesi non ha mai convinto del tutto la famiglia, che ha lottato per la riapertura del caso.

Le nuove indagini, condotte dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, hanno portato a una ricostruzione dei fatti radicalmente diversa. Secondo l’ipotesi accusatoria, Bergamini sarebbe stato attirato in un incontro con un pretesto. Una volta lì, sarebbe stato narcotizzato o comunque posto in condizione di non potersi difendere.

La morte sarebbe stata provocata per asfissia meccanica, utilizzando uno strumento soffice che non ha lasciato segni evidenti. Solo in un secondo momento il suo corpo, già senza vita o in limine vitae, sarebbe stato trasportato e abbandonato sulla carreggiata per simulare l’incidente stradale e depistare così le indagini.

La chiusura di questo filone investigativo rappresenta un passaggio cruciale, che giunge a ridosso della sentenza del processo d’appello per Isabella Internò, attesa a breve. Roberto Internò, assistito dai suoi difensori, avrà ora a disposizione venti giorni per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogato per fornire la sua versione dei fatti. La giustizia continua il suo corso per fare piena luce su una delle vicende più oscure della cronaca italiana.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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