Zauri: da Lotito a Klose, i retroscena della carriera

13
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio
Pubblicato il

Se avesse dato ascolto ai suoi genitori, Luciano Zauri forse avrebbe suonato la fisarmonica. Invece, ha scelto il calcio, diventando un jolly difensivo che ha vestito le maglie di Atalanta, Lazio, Fiorentina e Sampdoria. Una carriera ricca di aneddoti e segnata da un episodio che ha cambiato la sua percezione delle priorità.

Il 20 gennaio 2013, durante la sua festa di compleanno, Zauri ha salvato la vita a Giulia Santopadre, nipote di Zibi Boniek, allora di sette anni. La bambina era caduta in una voragine di sei metri apertasi in un ristorante. “Percepii subito un pericolo”, ha ricordato l’ex calciatore, che si è calato nel buco e ha riportato in salvo la piccola, spaventata ma illesa. “La sera mi arrivò un messaggio: ‘Ti sarò grato per tutta la vita, Zibi'”. Un evento che gli ha fatto capire le vere priorità: famiglia e figli.

La sua avventura nel calcio è iniziata a Pescina, in Abruzzo. A 12 anni si è trasferito a Bergamo, superando la nostalgia grazie al supporto dei genitori. L’esordio in Serie A è arrivato a 19 anni, nel 1997. L’intuizione di schierarlo terzino destro fu di Vavassori all’Atalanta, un ruolo che lo ha portato fino in Nazionale e a sfiorare il passaggio alla Juventus di Lippi, poi saltato per l’alta richiesta economica del club bergamasco.

Il passaggio alla Lazio ha segnato una svolta. Ha vissuto la fine dell’era Cragnotti e l’inizio della ricostruzione con Claudio Lotito. Lo spogliatoio era pieno di campioni come Stam, Peruzzi e Mihajlovic, con cui scommetteva pieni di benzina sulle punizioni. Con l’arrivo di Lotito, ha vissuto le trattative notturne per il rinnovo a Villa San Sebastiano, raggiunto da un autista con un’auto blindata.

Ha raccontato di compagni particolari come Paolo Di Canio, che motivava la squadra prima del derby mostrando il film “Braveheart”, e Miro Klose. “Lo invitai a Pescina per la tradizionale uccisione del maiale. Si presentò con gli stivali, pensando di doverlo fare lui”, ha svelato Zauri.

Le esperienze a Firenze e Genova sono state un mix di emozioni. A Firenze è stato accolto con uno striscione ironico (“Sei venuto a darci una mano?”) per un vecchio fallo di mano. Con la Sampdoria ha prima raggiunto i preliminari di Champions League, grazie alla coppia Cassano-Pazzini, per poi vivere l’amarezza della retrocessione l’anno successivo. “Una coltellata”, l’ha definita.

Conclusa la carriera da giocatore, ha intrapreso quella da allenatore. La sua ultima esperienza al Campobasso si è interrotta bruscamente. Nonostante il raggiungimento dei playoff, un traguardo storico, la società non ha accettato la sua richiesta di un adeguamento per lo staff, portando alla separazione. Ora Luciano Zauri è in cerca di una nuova sfida.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome