Milan, Taarabt svela: ‘Inzaghi non mi volle’

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Cronache Mercato
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L’ex fantasista del Milan e del Marocco, Adel Taarabt, ha concesso una lunga intervista in cui ha parlato della sua esperienza in rossonero, del tecnico Ruben Amorim e del suo passato nel mondo del calcio.

“Conosco Amorim dai tempi del Benfica, anche se non abbiamo mai giocato insieme. È un allenatore top: ha grande classe ed è molto diretto”, ha spiegato l’ex giocatore. “Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo”.

Taarabt ha poi offerto la sua visione su alcuni giocatori della rosa. “Diego Moreira è un amico. Gli ho detto: ‘Vai in un grande club, devi avere le spalle larghe’. È un ragazzo umile, un esterno destro con un’intensità incredibile. Con Amorim può solo crescere, la doppietta alla Lazio è stata solo un antipasto”.

Su Gonçalo Ramos ha aggiunto: “È forte, anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica spalle alla porta, ma dà tutto per la squadra e penso che con il tempo l’allenatore riuscirà a valorizzarlo”.

Il racconto si è poi spostato sui ricordi personali, a partire da un aneddoto legato a Luka Modric. “Ho giocato con lui quando avevo 18 anni, mi chiamava ‘Zizou’. Una volta Luka mi disse che ero simile a Zidane per il modo in cui giocavo. Detto da un futuro Pallone d’Oro fa un certo effetto”.

Il più grande rimpianto resta il mancato riscatto da parte del Milan nel 2014. “Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist, con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli. Seedorf invece mi stimava, avevamo un rapporto quasi da padre e figlio”.

Quella delusione ha lasciato il segno. “L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora. Feci una partita meravigliosa, pensavo di essere confermato ma non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro”.

In allenamento, il suo talento emergeva prepotentemente. “Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi, facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar”.

Non sono mancati momenti di tensione. “È vero che una volta misi le mani al collo di Kakà. Era un’esercitazione, non gli passai il pallone e lui iniziò a urlarmi addosso. A un certo punto persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda”.

Anche con Ignazio Abate ci furono degli screzi. “Parlava sempre. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. In campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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