Totti e l’addio alla Roma: lo scontro per Pastore

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Cronache sport calcio
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Francesco Totti è tornato a parlare della sua breve e difficile esperienza da dirigente della Roma durante la presidenza Pallotta. Nel suo nuovo libro, intitolato “Oltre”, l’ex capitano ha svelato i retroscena che lo hanno portato a lasciare il club neanche due anni dopo il suo ritiro dal calcio giocato, rinunciando a un contratto biennale. Un periodo segnato da incomprensioni e da un senso di esclusione dalle decisioni cruciali.

Totti ha descritto come, nei mesi successivi al suo addio al campo nel 2017, la società lo abbia relegato a un ruolo di pura rappresentanza. “Il club ha iniziato a utilizzarmi come uomo immagine o poco più”, ha raccontato. Quando ha provato ad avvicinarsi all’area tecnica, si è scontrato con un muro, con le sue proposte prese in considerazione solo se coincidevano con quelle dei vertici dirigenziali.

Una situazione che ha alimentato la sua frustrazione, portando a un progressivo deterioramento dei rapporti. Totti ha spiegato di aver percepito una mancanza di stima da parte del club anche nei confronti dell’allora allenatore Eusebio Di Francesco.

Il punto di rottura definitivo è arrivato con l’operazione di mercato per Javier Pastore. Totti ha rivelato di essersi opposto fermamente all’acquisto durante una riunione con la dirigenza, sostenendo che il giocatore argentino non fosse adatto al modulo 4-3-3 di Di Francesco. “Con le gambe che si ritrova non può fare l’esterno, non ha abbastanza forza”, avrebbe detto Totti, che con la stessa cifra avrebbe preferito puntare su Hakim Ziyech, all’epoca talento dell’Ajax.

La sua analisi tecnica ha però trovato un’accoglienza ostile. “Vedi sempre problemi, Francesco, sei sempre contro”, sarebbe stata la replica di un dirigente, parole che hanno ferito profondamente Totti. A consolidare i suoi dubbi è stato un successivo confronto con l’allenatore, il quale gli avrebbe confidato di non aver mai richiesto l’acquisto di Pastore.

Totti ha quindi accusato la dirigenza di non proteggere il proprio tecnico. Questo episodio, unito a un clima generale di sfiducia, lo ha convinto che non ci fosse più spazio per lui. “Durante le riunioni parlavano male di tutti, chissà cosa dicevano di me quando non c’ero. Non era un gruppo dirigenziale affiatato”, ha spiegato.

Alla fine della stagione 2018-2019, ha annunciato il suo addio. “Ero troppo vero, troppo diretto per restare”, ha concluso. L’epilogo ha poi dato ragione alle sue perplessità: Pastore ha avuto un’esperienza deludente a Roma, segnata da infortuni, mentre Ziyech ha vinto la Champions League con il Chelsea.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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