La Coppa del Golfo ha regalato un epilogo sportivo tanto incredibile quanto crudele, che ha visto l’Oman strappare la qualificazione alle semifinali a discapito dell’Iraq non sul campo, ma attraverso la sorte di un’urna. Un finale rocambolesco, deciso da una catena di eventi che ha dell’incredibile e che ha lasciato una nazionale in festa e l’altra nella disperazione.
Tutto si è deciso negli ultimi minuti delle partite del gruppo B. Mentre l’Arabia Saudita, già certa del primo posto, stava battendo l’Iraq per 2-0, l’Oman conduceva per 2-1 contro il Kuwait. Con questi risultati parziali, la classifica vedeva entrambe le nazionali appaiate a 4 punti, ma l’Iraq era virtualmente qualificato grazie a una migliore differenza reti (-1 contro il -2 degli omaniti).
Il destino ha iniziato a tessere la sua trama all’84° minuto, quando la nazionale omanita ha trovato la rete del 3-1. Un gol che non solo ha messo in sicurezza la vittoria contro il Kuwait, ma ha anche riscritto completamente gli equilibri del girone. In quel preciso istante, infatti, Oman e Iraq si sono trovati in una situazione di parità assoluta: stessi punti in classifica (4), stessa differenza reti (-1) e stesso numero di gol segnati (4).
Con lo scontro diretto terminato in parità, il regolamento prevedeva di ricorrere al criterio del Fair Play per stabilire la seconda classificata. Fino a quel momento, l’Oman era in vantaggio avendo collezionato 7 cartellini gialli contro gli 8 dell’Iraq. Sembrava fatta, la qualificazione era a un passo. Ma qui si è consumato il dramma sportivo.
L’autore del gol, Musab Al-Shaqsy, travolto dalla gioia per la rete che stava per portare la sua squadra in semifinale, si è sfilato la maglietta durante l’esultanza. Un gesto istintivo, pagato però a caro prezzo: l’arbitro, come da regolamento, lo ha ammonito. Quel cartellino giallo, l’ottavo per la sua squadra, ha vanificato il vantaggio nel ranking del Fair Play, portando anche quel parametro in perfetta parità con l’Iraq.
Si è così materializzato lo scenario più imprevedibile. Con tutti i criteri di spareggio esauriti e una situazione di equilibrio totale e irrisolvibile sul campo, l’unica via d’uscita prevista dal regolamento è diventata il sorteggio. I rappresentanti delle due federazioni si sono quindi riuniti per affidare alla sorte il destino delle loro nazionali.
L’urna ha emesso il suo verdetto, premiando l’Oman e condannando l’Iraq a un’eliminazione beffarda e difficile da digerire. Una gioia incontenibile per una squadra che ha rischiato di perdere tutto per un’esultanza, e una delusione atroce per un’altra, estromessa dalla competizione non per un gol subito, ma per il freddo volere della sorte.








