Diana Bianchedi ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di capodelegazione della Nazionale italiana di calcio. La decisione, maturata in poche ore, è arrivata nel pieno degli impegni degli Azzurri in Nations League, lasciando un vuoto istituzionale a meno di due mesi dalla sua nomina.
L’ex campionessa di scherma ha motivato la sua scelta come una conseguenza diretta delle dichiarazioni rilasciate dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Le parole del ministro, che hanno sollevato dubbi sulla compatibilità tra il suo ruolo in FIGC e la vicepresidenza del CONI, sono state percepite da Bianchedi come un attacco ai suoi valori e alla sua correttezza professionale.
In un comunicato ufficiale, Bianchedi ha spiegato di aver agito per il grande rispetto nutrito nei confronti delle istituzioni sportive, tra cui CONI e FIGC. “Ho sempre agito con correttezza e serietà, nel rispetto delle norme e delle persone, per il bene dello sport: valori che oggi vengono ingiustamente messi in discussione”, ha dichiarato, sottolineando come la sua intera carriera da atleta e dirigente ne sia la prova.
La scelta di fare un passo indietro è stata dettata anche dalla volontà di proteggere la squadra. “Scelgo di fare un passo indietro per quello che rappresenta la maglia azzurra, al fine innanzitutto di proteggere la squadra da inutili polemiche”, si legge nella sua nota. Bianchedi, due volte oro olimpico e cinque volte campionessa del mondo nel fioretto a squadre, era stata annunciata nel ruolo il 9 agosto scorso.
Nel suo messaggio di congedo, non sono mancati ringraziamenti per l’ambiente trovato in Nazionale. L’ex dirigente ha descritto il gruppo come “compatto, motivato, con grandi professionisti, a partire dal commissario tecnico, passando ai giocatori e a tutto lo staff”. Ha poi aggiunto di essere grata per l’accoglienza ricevuta e per le emozioni vissute, pur nel breve periodo trascorso con la squadra.
La sua nota si è conclusa con un appello a concentrarsi sul calcio giocato e a sostenere i giocatori. “Ricordiamoci che lo sport è, e deve essere, primariamente questo. Tifiamo per questi ragazzi, se lo meritano”. La vicenda chiude bruscamente e in modo polemico un capitolo che si era aperto solo poche settimane fa, spostando l’attenzione dal campo di gioco a questioni di natura politica e istituzionale.





