Alessio Tacchinardi, ex centrocampista di Juventus e Nazionale, ha offerto la sua prospettiva su due figure chiave del calcio europeo, Zinédine Zidane e Roberto Mancini, in vista del confronto tra Francia e Italia. Le sue parole hanno rivelato una sorpresa inaspettata e una rinnovata fiducia.
Interrogato sulla carriera da allenatore del suo ex compagno di squadra ai tempi della Juventus, Tacchinardi non ha usato mezzi termini. “Se mi aspettavo che sarebbe diventato un grande allenatore? Mai, mai, assolutamente zero, neanche consultando una sfera magica. E sono pronto a scommettere che tutti i miei compagni di allora direbbero la stessa cosa”.
Ha poi specificato: “Nessuno di noi immaginava che sarebbe diventato non un grande, ma un super allenatore, capace di vincere così tanto”. Il ricordo del fuoriclasse francese in campo è ancora vivido: un genio silenzioso, un leader tecnico più che verbale. Questa percezione ha reso la sua trasformazione in un tecnico di successo ancora più sorprendente. “Onestamente, speravo di vederlo un giorno sulla panchina della Juventus”, ha confessato Tacchinardi. “Invece, il suo profondo amore per la Nazionale lo ha portato a diventare commissario tecnico. Avere una figura come lui in panchina rappresenta un valore aggiunto immenso per qualsiasi giocatore”.
L’ex mediano ha poi tracciato un paragone con i grandi allenatori avuti a Torino. “A chi assomiglia tra i tecnici che ho avuto? Per il suo modo di stare in panchina, pacato e rassicurante, direi Carlo Ancelotti. Anche Marcello Lippi sapeva costruire un rapporto eccezionale con la squadra, ma rispetto a Carlo e a Zizou, durante la partita era decisamente più ‘esuberante'”.
Il discorso si è poi spostato su Roberto Mancini e sul futuro della Nazionale italiana. Tacchinardi ha ammesso di aver nutrito qualche dubbio iniziale sul commissario tecnico azzurro. “Sono sincero, temevo che potesse avere un po’ la pancia piena, dopo le esperienze in campionati economicamente ricchi ma meno competitivi. Mi sono dovuto ricredere completamente”.
Il momento della svolta nella sua opinione è stato un’intervista post-partita. “L’ho visto parlare in Turchia e mi ha colpito. Aveva addosso un veleno, una rabbia agonistica che dimostrava quanto fosse ancora coinvolto e arrabbiato per le critiche ricevute. Era evidente che non avesse gradito gli attacchi rivolti ai suoi giocatori”.
Questa grinta, secondo Tacchinardi, è l’elemento fondamentale per la rinascita. “Oggi è cruciale che un allenatore riesca a trasmettere questo veleno positivo al gruppo. È la fame di vittoria, la voglia di rivalsa”. Ha concluso con una nota di ottimismo: “In più, non va dimenticato che Mancini ha sempre fatto giocare bene le sue squadre. Ma ripeto, quando hai ancora quel fuoco dentro, puoi ancora dare qualcosa di grande al calcio”.





