FIGC, Giovanni Malagò a rischio commissariamento

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Cronache Mercato
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Il futuro della Federcalcio italiana e del suo presidente Giovanni Malagò è appeso a una decisione imminente. La Giunta del CONI è stata convocata per esprimersi sul commissariamento della FIGC, una misura richiesta a causa di presunti criteri di ineleggibilità che pesano sulla figura del presidente. Le questioni al centro del dibattito sono due: il mancato tesseramento alla Federazione al momento della candidatura e il principio di “pantouflage”, che vieta a chi ha ricoperto incarichi istituzionali di vertice di assumere ruoli in enti correlati in un breve lasso di tempo.

La posizione del Comitato Olimpico è apparsa netta attraverso le parole del suo presidente, Luciano Buonfiglio. Ha annunciato di aver messo a disposizione di tutti i membri della Giunta e del Consiglio Nazionale quattro pareri legali, definiti “granitici”, per non lasciare spazio a interpretazioni personali. Buonfiglio ha sottolineato il dovere, in qualità di pubblico ufficiale, di documentare la situazione e ha insistito sulla necessità di ripristinare l’etica e il rispetto delle regole, affermando che la Giunta sarà chiamata a decidere “senza se e senza ma”.

La tensione è stata ulteriormente acuita dalle dimissioni di Diana Bianchedi dal suo ruolo di capodelegazione della Nazionale. La sua scelta è stata interpretata come una mossa strategica per poter partecipare al voto in qualità di membro della Giunta CONI, senza incorrere in un conflitto di interessi. Questa decisione è arrivata dopo le dichiarazioni critiche del Ministro dello Sport Andrea Abodi, da tempo considerato uno dei principali oppositori del presidente federale.

Giovanni Malagò ha commentato la vicenda, esprimendo pieno supporto alla scelta di Bianchedi. Ha definito l’intervento di Abodi “sgrammaticato e fuori luogo”, giudicandolo un’ingerenza inaccettabile nelle dinamiche e nell’autonomia del mondo sportivo. Secondo il numero uno della FIGC, la questione non riguarda alleanze personali ma la difesa di un principio fondamentale, minacciato da un palese intervento esterno.

A rendere il clima ancora più pesante è emerso un ulteriore dettaglio. I vertici del CONI avrebbero rammentato ai membri con diritto di voto la natura pubblica della vicenda. Un’eventuale opposizione al commissariamento, considerato un “atto dovuto” alla luce dei pareri giuridici, potrebbe esporre i votanti a conseguenze sul piano penale, trasformando una decisione sportiva in un potenziale caso giudiziario.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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