Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, è intervenuto a Roma al TEHA club per delineare la sua visione sul futuro dell’intrattenimento. Ha messo a confronto cinema e calcio per spiegare come un imprenditore debba adattarsi a un mondo in continua evoluzione.
Ha sottolineato come il calcio abbia perso il suo monopolio sull’attenzione. Un tempo una partita fermava il Paese, ma oggi non è più scontato. Il vecchio modello, basato sull’idea che una grande squadra attiri automaticamente i tifosi, non è più sufficiente data l’enorme offerta di contenuti.
Secondo il patron, la competizione sul campo contro club come Inter e Juventus è solo una parte della sfida. Per conquistare un ragazzo di quindici anni, il Napoli deve vedersela anche con YouTube e i videogiochi. Il pubblico non ragiona più per industrie separate, ma fruisce di tutto attraverso lo stesso schermo.
De Laurentiis ha spiegato che le nuove generazioni hanno ancora capacità di attenzione, ma non la si può più pretendere. Un giovane può dedicare ore a un videogioco o a una serie, quindi l’attenzione va conquistata. L’approccio al calcio è cambiato: si conosce un giocatore online e solo dopo si arriva alla partita.
Per riavvicinare i giovani, ha proposto di ridiscutere le regole del “prodotto calcio”. Ha lanciato la provocazione sull’intervallo di quindici minuti, suggerendo di accorciarlo o eliminarlo. L’idea è che un utente a casa, durante una pausa lunga, possa distrarsi con lo smartphone e non tornare per il secondo tempo.
Ripercorrendo la sua storia con il club, ha ricordato di essere ripartito dalla Serie C1 per costruire un’impresa solida attorno alla passione dei tifosi. La passione riempie gli stadi, ma da sola non garantisce la sostenibilità economica. È necessario creare valore per finanziare acquisti e infrastrutture.
Ha infine tracciato un parallelo con il cinema, che gli ha insegnato a gestire investimenti e riconoscere il talento. Ha affermato che un calciatore da cento milioni non è necessariamente più bravo di uno da dieci. È la solidità della società, ha concluso, a permettere di correggere gli errori e durare nel tempo.






