Marco Tardelli si è raccontato senza filtri sul palco del Festival dello Sport di Trento, protagonista di un’intervista condotta dalla sua compagna, la giornalista Myrta Merlino. L’eroe del Mondiale 1982 ha ripercorso la sua vita e la sua carriera, svelando aneddoti personali e professionali che hanno definito la sua storia di uomo e di calciatore.
Il dialogo ha preso le mosse dagli inizi difficili, con una madre che lo sognava studente e i fratelli che gli regalarono la borsa per andare in ritiro con il Pisa. Un percorso segnato da figure chiave, prima fra tutte Enzo Bearzot. “Nel 1978, prima dei Mondiali in Argentina, ero distrutto fisicamente e chiesi al ct di lasciarmi fuori”, ha confessato Tardelli. “Lui mi rispose: ‘Fai come ti dico io, cresci piano piano’. Aveva ragione”. L’ex centrocampista ha però ricordato anche il lato severo del commissario tecnico, citando la mancata convocazione di Mancini per motivi disciplinari.
Spazio poi ai compagni di una vita, a partire da un curioso episodio con Dino Zoff. “Da ragazzino facevo il cameriere e mi capitò di servirlo quando era al Napoli. Tempo dopo, appena arrivato alla Juve, glielo confidai a pranzo e lui, davanti a tutta la squadra, disse: ‘Ragazzi, questo mi ha fatto da cameriere'”. Uno spaccato di un gruppo unitissimo, quello campione del mondo, la cui chat è ancora attiva.
Il tono si è fatto più serio nel ricordo degli amici scomparsi. “La morte di Scirea? Ero in tv, mi commossi. Gaetano non voleva andare in Polonia a vedere quella partita”, ha rivelato. Su Paolo Rossi ha aggiunto: “Ero persino arrabbiato con lui, perché non mi aveva detto che stava male. Era un uomo che aveva sempre il sorriso”. Tardelli ha anche definito una “non vittoria” la Coppa dei Campioni vinta nella tragica notte dell’Heysel, un evento inaccettabile di cui, ha spiegato, i giocatori non furono informati correttamente.
Non è mancato un aneddoto sull’Avvocato Gianni Agnelli. “Avevo la bimba piccola, non dormivo e mi vennero due stiramenti. Mi chiamò alle 6 del mattino. Gli dissi: ‘Mi vorrei tagliare questa gamba’. E lui, lapidario, rispose: ‘Non lo dica a me'”.
Infine, un pensiero per Diego Maradona: “Era un signore, amato dalla squadra anche se non si allenava. Un visionario, aveva capito prima di tutti come sarebbe finito il calcio mondiale. Mi dispiace non aver avuto il coraggio di aiutarlo nella sua battaglia”. Descritto da Myrta Merlino come “un uomo con una volontà d’acciaio”, Tardelli ha chiuso l’incontro tra gli applausi del pubblico trentino.









