Portogallo, la crisi di Ronaldo e l’addio di Messi

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Cronache Mercato
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Il 6 ottobre, al Monumental di Buenos Aires, un’intera nazione si alzerà in piedi per celebrare un addio. Sarà il rito con cui l’Argentina accompagnerà alla porta il suo uomo più amato, nel suo «ultimo tango», assicurandosi che esca dalla porta principale.

Nelle stesse ore, la musica per Cristiano Ronaldo si è fermata bruscamente. Dopo la panchina contro la Norvegia, il ct Jorge Jesus ha annunciato la sua esclusione contro la Danimarca. La risposta del giocatore è stata immediata: ha disertato l’allenamento e ha lasciato il ritiro a bordo di un jet privato, promettendo ai portoghesi di raccontare la sua “verità” a tempo debito.

Sarebbe riduttivo definirlo un capriccio. Quel carattere è stato il motore di una carriera straordinaria, costruita sull’ossessione per il perfezionismo e su un culto di sé che lo hanno reso un atleta unico. Lo stesso carburante, però, a quarantuno anni, comincia a consumare il motore. Chi si è sempre bastato non sa che farsene di un ruolo da comprimario e vive ogni panchina come un affronto personale.

Poi c’è l’aritmetica. Mancano ventuno gol al traguardo dei mille, un obiettivo che Ronaldo ha dichiarato di voler raggiungere. È un traguardo che non appartiene al Portogallo ma solo a lui. Così la maglia della Nazionale diventa uno strumento, i compagni delle comparse e il ct un ostacolo contabile sulla via del record.

Dall’altra parte dell’oceano, un uomo di due anni più giovane ha compiuto il percorso inverso. Dopo aver trascinato l’Argentina fino alla finale del Mondiale, persa contro la Spagna, Lionel Messi ha scelto di farsi da parte. Ha annunciato il suo addio il 31 agosto, pronunciando la frase più difficile per un fuoriclasse: “Non ho più nulla da dare”.

Un capo si riconosce da come viene lasciato. Messi ha invitato personalmente i compagni del 2022 alla sua festa d’addio, un gesto che vale più di mille discorsi. I suoi ex compagni hanno attraversato l’oceano non per dovere, ma per il desiderio di omaggiare un leader che si è sempre messo al servizio della squadra.

Sono due maniere opposte di intendere la leadership. Quella di Ronaldo si pretende: si esige il posto, la considerazione, il rigore, perché per una vita i numeri gli hanno dato ragione. Quella di Messi si riceve, come un attestato di stima.

Un campione si giudica anche da come sceglie di uscire di scena. Uno uscirà dal Monumental circondato dal calore di un intero popolo. L’altro è già uscito da una porta di servizio con il motore di un jet acceso. Il tempo stabilirà chi ha avuto ragione, ma l’immagine di queste ore, per Ronaldo, appare davvero impietosa.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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