Ribéry, futuro allenatore: svelati i suoi modelli

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Cronache Mercato
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Franck Ribéry, ex stella del calcio francese e protagonista in Italia con Fiorentina e Salernitana, ha delineato il suo futuro professionale durante un intervento al Festival dello Sport di Trento. L’ex attaccante del Bayern Monaco ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera, annunciando l’intenzione di intraprendere il percorso da allenatore.

“Arrivo dalla strada e questo insegna molto,” ha raccontato il campione francese. “Impari a non mollare mai, a credere in te stesso e a guardare sempre avanti”. Questo carattere si è forgiato anche durante la sua esperienza a Marsiglia, un club che ha definito unico per la passione dei suoi tifosi. “Sono stati due anni bellissimi in una città incredibile. Quando perdi è impossibile girare, ma quando vinci è un’esperienza unica. Per giocare lì devi avere carattere e mentalità”.

Un momento chiave della sua carriera è stato il 2006, con la convocazione per il Mondiale in Germania. “Quando l’allenatore ha presentato la lista e ho visto il mio nome, ho realizzato il sogno che avevo da bambino”. In quell’avventura, è stato fondamentale il supporto di Zinedine Zidane. “Mi ha fatto da chioccia, mi ha preso con sé come un fratello minore. È uno dei più grandi della storia e mi ha insegnato a giocare senza paura, a godermi ogni momento”.

Il suo nome è legato indissolubilmente ai successi con il Bayern Monaco, dove ha giocato per molti anni diventando una leggenda. Il biennio 2012-2013 è stato emblematico: prima la cocente delusione della finale di Champions League persa in casa contro il Chelsea, poi la straordinaria rivincita. “Nel 2012 potevamo vincere il Triplete, invece abbiamo perso tutto. L’anno dopo ci siamo riscattati e abbiamo conquistato ogni trofeo”. Ha inoltre ricordato la sua partnership con Arjen Robben: “Insieme abbiamo formato una delle coppie più belle della storia del calcio”.

Dopo aver vinto tutto in Germania, avrebbe potuto scegliere destinazioni economicamente più vantaggiose. “Potevo andare in Arabia Saudita, ma amavo troppo il calcio per lasciare l’Europa”. La scelta è ricaduta sull’Italia e sulla Fiorentina. “Ho accettato perché era un grande club con un tifo eccezionale. Sono stati due anni splendidi”. A Firenze ha avuto modo di conoscere giovani talenti come Federico Chiesa e Dusan Vlahovic. “Ho visto subito in loro un potenziale enorme e ho consigliato di lavorare sodo, di arrivare prima agli allenamenti e di fermarsi dopo per migliorare”.

Ora, il suo futuro sarà in panchina. Ha già chiari i suoi modelli di riferimento. “Heynckes e Ancelotti sono stati due allenatori importantissimi da cui ho imparato tanto”. Ma ha citato anche tecnici incontrati in Italia: “Anche Davide Nicola e Beppe Iachini mi hanno lasciato qualcosa di prezioso”. La sua filosofia di gioco è già definita: “Il mio sarà un calcio offensivo, basato sul pressing immediato. Mi piace molto come lavora Kompany”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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