Italia, Baldini: ‘Mancano i dirigenti, non i talenti’

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Il commissario tecnico dell’Italia Under 21, Silvio Baldini, ha analizzato lo stato del calcio italiano in un’intervista, offrendo una visione chiara e critica. Secondo il tecnico, il problema principale non risiede nella presunta mancanza di giovani promesse, ma nell’assenza di una classe dirigenziale adeguata a valorizzarle.

Baldini ha rivelato di essere stato convocato dalla Procura Federale dopo aver definito alcuni dirigenti come ‘lestofanti’. La sua risposta agli inquirenti è stata diretta e provocatoria: ‘Ma lei i bilanci li conosce? Se il 70% delle società ha le uscite maggiori delle entrate, i responsabili sono lì’. Un attacco frontale a un sistema che, a suo dire, non funziona come dovrebbe.

L’allenatore ha invece elogiato la nuova generazione, sottolineando come l’innesto di giovani nella Nazionale maggiore abbia portato subito ‘un’altra aria e un altro spirito’. Ha affermato con sicurezza che almeno 11 o 12 giocatori, tra cui Pisilli e Koleosho, sono ‘prontissimi’ per il salto con Roberto Mancini, un ct che non ha mai temuto di lanciare i ragazzi.

La soluzione, per Baldini, è una sola: le società devono investire sui calciatori italiani non a livello economico, ma concedendo loro fiducia e minuti in campo. ‘Investire vuol dire farli giocare qui, non prestarli o mandarli in altri campionati’, ha specificato, perché solo attraverso la continuità possono davvero progredire e maturare.

Al centro della sua filosofia c’è l’idea del calciatore come ‘artista’, un poeta che ha il dovere di emozionare il pubblico. ‘Non fate questo mestiere solo per soldi’, ha detto ai suoi giocatori, esortandoli a trovare la gioia nel loro lavoro. Secondo Baldini, questa mentalità propositiva è più decisiva di qualsiasi schema tattico.

Ha poi criticato la ricerca ossessiva della fisicità, portando esempi come Messi, Pelé e Zola, icone di talento puro che hanno trionfato senza una stazza imponente. ‘Se uno ha talento e non ha un fisico da Superman non conta niente. Basta saper leggere il momento per far male agli avversari’.

Infine, ha descritto come fondamentale la collaborazione con la Nazionale maggiore, un ponte gestito dalla figura chiave di Claudio Ranieri, definito ‘una persona speciale con un’esperienza fuori dal comune’. È lui a fare da tramite per portare i calciatori ‘da sotto a sopra’ in piena sintonia con il progetto tecnico di Mancini.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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