MARCIANISE – Importante operazione della Direzione investigativa antimafia. Il Centro operativo Dia di Napoli, guidato dal capocentro Antonio Galante, ha eseguito due provvedimenti di confisca di beni ai sensi del codice antimafia, emessi dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. I provvedimenti scaturiscono dalle proposte avanzate dal direttore della Dia, il generale dei carabinieri Massimo Masciulli. Proposte arrivate nell’ambito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. I sigilli sono scattati su un patrimonio complessivo stimato in oltre 1,5 milioni di euro. Un patrimonio comprensivo di società, beni immobili e rapporti finanziari.
I fratelli Minutolo e il sistema delle estorsioni
Il primo provvedimento riguarda Franco Minutolo e Sebastiano Minutolo, due fratelli imprenditori attivi nel settore della produzione di calcestruzzo. Tratti in arresto nel 2014 e successivamente condannati per contiguità con il clan Belforte di Marcianise, i due germani – oggi in libertà dopo aver scontato la pena – sono stati individuati dagli inquirenti come figure chiave nel sistema estorsivo del sodalizio criminale.
Le indagini penali e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia hanno fatto luce su un collaudato meccanismo di riscossione delle tangenti tramite l’azienda di famiglia. I Minutolo, definiti dalle cronache giudiziarie le “spie del pizzo”, utilizzavano sovrafatturazioni sulle forniture di calcestruzzo per creare “fondi neri” destinati alle casse del clan. Inoltre, i due imprenditori organizzavano incontri tra i referenti della camorra e le vittime delle estorsioni, facendo spesso da tramite per gli imprenditori che cercavano contatti con la criminalità organizzata per “mettersi a posto”.
Per i Minutolo si tratta di un provvedimento di confisca di primo grado, contro il quale sarà possibile proporre appello.
Confisca definitiva per Gaetano De Biase
Il secondo provvedimento ablativo ha colpito Gaetano De Biase, di Teverola, ex agente della polizia penitenziaria ritenuto contiguo al clan dei Casalesi. De Biase era stato fermato per la prima volta nel 2000 per concorso in estorsione e associazione a delinquere di stampo mafioso.
Dal 2010 l’uomo si trova in carcere a seguito di plurime condanne definitive per reati quali rapina, illecita concorrenza con minaccia e violenza, ricettazione, falso e distruzione di scritture contabili. A differenza di quello emesso per i Minutolo, il provvedimento a carico di De Biase ha carattere di confisca definitiva.
La sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio
Alla base dei due sequestri e delle successive confische ci sono le capillari investigazioni economico-patrimoniali condotte dalla Dia, che hanno evidenziato una netta e ingiustificata sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati e il reale patrimonio accumulato negli anni dai soggetti coinvolti.
Gaetano De Biase nel marzo del 2003 fu allontanato dal corpo della polizia penitenziaria. Prestava servizio nel carcere di Secondigliano. Insieme a un altro collega, avrebbe a suo tempo accettato denaro e regali in cambio di favori dalla moglie del boss dei Casalesi Alfredo Zara, di Casapesenna. Proprio attraverso le conoscenze fatte nel carcere, De Biase riuscì, secondo le accuse, a fare carriera nel clan dei Casalesi.







