La Ferrari ha conquistato la prima fila nel Gran Premio di Singapore, con Charles Leclerc che ha ottenuto il secondo posto in qualifica alle spalle di Max Verstappen, seguito da Lewis Hamilton in terza posizione. Questo risultato ha confermato il potenziale della SF-26, già emerso in Malesia, su tracciati dove la potenza del motore non è il fattore predominante.
Fin dalle prime prove libere sul circuito di Marina Bay, la monoposto ha mostrato un’ottima competitività. La SF-26 si è rivelata reattiva nei cambi di direzione e, soprattutto, dotata di una trazione eccellente in uscita dalle curve lente. Questa caratteristica è cruciale a Singapore per una corretta gestione degli pneumatici posteriori durante la gara.
I recenti progressi della vettura non sono derivati da sviluppi sostanziali, ma dalle qualità intrinseche del progetto che emergono su piste specifiche. A differenza di circuiti come Monza o Baku, dove la performance del motore è stata determinante, a Singapore sono emerse le doti di telaio, sospensioni e aerodinamica della SF-26. L’alternanza di prestazioni è quindi motivata dalla diversa importanza delle componenti della monoposto a seconda del layout del tracciato.
Il circuito di Singapore condivide una caratteristica fondamentale con quello di Sepang: entrambi sono tracciati “rear limited”, dove il degrado termico degli pneumatici posteriori è molto elevato. La chiave della prestazione risiede nel bilanciamento della vettura, che deve ridurre lo scivolamento delle gomme posteriori senza generare un eccessivo sottosterzo.
I tecnici di Maranello hanno trovato un assetto efficace, sebbene con una finestra di utilizzo molto stretta. Uscire da questo delicato equilibrio può compromettere la performance, come dimostrato dalle difficoltà incontrate da altri piloti. Anche la Red Bull RB22 ha raggiunto un ottimo bilanciamento, ma al momento nessuna monoposto può essere definita versatile e adattabile a ogni tipo di circuito.
L’analisi delle qualifiche ha dimostrato che la Ferrari ha lavorato bene sulla simulazione per definire un setup di base ottimale, unendo altezze da terra, risposta delle sospensioni e configurazione aerodinamica. Sulla base di questi dati, la SF-26 ha ora una concreta possibilità di puntare alla vittoria, a condizione che l’esecuzione in gara sia perfetta e non comprometta le opportunità create.



