Agguato al figlio del boss Caterino, arrestati in 3

CASTELVOLTURNO – Da un lato, Tammaro Caterino, 44enne di San Cipriano d’Aversa, figlio del boss Sebastiano, alias l’evraiuolo (ucciso dal clan dei Casalesi a Santa Maria C.V. nel 2003), e un suo amico albanese; dall’altro, i fratelli Francesco, Giuseppe e Gennaro Taurino, castellani, figli di Ciro (già condannato per aver provato a spillare soldi a commercianti del Litorale in nome dei Bidognetti). Sono i protagonisti dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ieri mattina ha innescato tre arresti. A finire in carcere sono stati i Taurino, accusati a vario titolo di concorso in tentata estorsione aggravata e detenzione e porto abusivo di un’arma comune da sparo. Caterino e il suo sodale, invece, per gli inquirenti, sono le vittime. Tema dell’inchiesta? Un noleggio di un’auto di lusso finito male.

Procediamo con ordine. L’episodio che ha attirato l’attenzione dei poliziotti del commissariato di Casal di Principe risale al 9 giugno scorso, quando all’esterno di un bar a San Cipriano d’Aversa venne esploso un colpo di pistola da una vettura in direzione di un’altra macchina con a bordo Caterino e il suo amico albanese. Il proiettile perforò il cofano posteriore in prossimità del lunotto dell’auto del sanciprianese. L’attività investigativa svolta dai poliziotti ha fatto emergere, sostiene la Procura di Napoli Nord, che nell’automobile da cui partì il colpo c’erano Francesco e Gennaro Taurino (è a loro che vengono contestati la detenzione e il porto abusivo dell’arma).

L’agguato, che ebbe luogo in via Buonarroti, secondo quanto documentato dai poliziotti di Casal di Principe, diretti dal vicequestore Gennaro Corrado, fu l’ultimo atto di una presunta tentata estorsione organizzata dai Taurino nei confronti del figlio del boss e dell’albanese. Una vicenda che iniziò con minacce di morte inviate tramite messaggi vocali da Giuseppe Taurino (che risponde soltanto di tentata estorsione). Perché quegli avvertimenti? Perché  Caterino si sarebbe rifiutato di pagare l’importo previsto per il noleggio di un’auto di lusso che aveva stipulato con i castellani.

Fondamentale per consolidare la tesi investigativa, si legge nella nota diffusa dal Procuratore Maria Antonietta Troncone, è stata l’acquisizione di materiale video. Dalle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza, i poliziotti hanno documentato che i tre fratelli, dopo l’episodio a San Cipriano si erano riuniti e, preso un fucile, diventarono irreperibili. Alcune di queste immagini furono acquisite dagli agenti durante la perquisizione a casa di Francesco Taurino, a Castelvolturno, genero di Vincenzo Caterino, alias Baffone, ex titolare del ristorante Lancione. Caterino è stato condannato, con sentenza irrevocabile, per favoreggiamento e per aver occultato nel suo locale alcune armi riconducibili al clan Bidognetti. L’ex ristoratore è stato dichiarato colpevole anche di estorsione aggravata (in relazione a questa condotta ha patteggiato).

I Taurino, assistiti dal legale Antonio Iorio, sono da ritenere innocenti fino ad un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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