
CASAL DI PRINCIPE – I soldi delle truffe, quando diventano un flusso stabile e organizzato, finiscono quasi sempre per attirare attenzioni ‘alte’. Anche quelle della camorra È su questo presupposto che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha costruito uno dei filoni dell’inchiesta che lo scorso dicembre ha riportato in carcere Pasquale Apicella, detto ’o bellomm, storico esponente del clan dei Casalesi, ritenuto dagli inquirenti ancora capace di esercitare un ruolo di riferimento in attività illecite apparentemente ‘minori’, come i raggiri nel settore assicurativo.
Secondo l’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, il sistema era tutt’altro che improvvisato. Le indagini parlano di un’organizzazione attiva almeno fino alla primavera del 2023, basata su call center artigianali, telefoni dedicati e contatti via WhatsApp. Le vittime venivano indotte a sottoscrivere false polizze Rc auto o coperture temporanee, pagando somme comprese tra 260 e 580 euro tramite bonifici o sistemi istantanei, talvolta con QR code. Solo in seguito scoprivano che la copertura non esisteva e presentavano denuncia.
Al centro operativo di questo segmento la Dda colloca la coppia Emanuela Genova e Armando Maglione, indicati come presunti esecutori delle truffe e gestori dei contatti, dei telefoni e delle istruzioni operative. Le intercettazioni restituiscono una quotidianità fatta di conti, somme da recuperare e riferimenti alle cosiddette ‘settimane buone’, quelle in cui gli incassi risultavano più consistenti.
Il punto che, per l’accusa, segna il salto di qualità è il presunto collegamento con Pasquale Apicella. Secondo la Dda, una parte dei proventi delle truffe sarebbe confluita a lui e alla moglie Maria Giuseppa Cantiello. Gli atti di indagine parlano di una quota periodica, indicata in circa mille euro a settimana, che avrebbe rappresentato la contropartita per un ruolo di promozione, finanziamento e garanzia dell’attività. Un ruolo non operativo, ma di copertura e protezione, tipico – stando all’impostazione accusatoria – di chi mantiene un peso criminale sul territorio.
A rafforzare questa tesi contribuiscono alcuni passaggi intercettivi. In una conversazione captata nell’abitazione dei coniugi Apicella, Genova fa riferimento alla disponibilità di telefoni da utilizzare per i ‘colpi’, elemento che per gli investigatori dimostra la pianificazione dell’attività. In altri dialoghi emergono conteggi e somme ‘da dare sopra’, interpretati come tracce di una contabilità, seppur rudimentale.
Significativo anche il valore attribuito al nome di Apicella come strumento di pressione. In un passaggio, Maglione – intercettato mentre riflette su come rimettersi in movimento dopo problemi giudiziari – evoca la possibilità di rivolgersi a lui, definendolo ‘lo zio del Casale’. Un’espressione che, a detta della Dda, chiarisce il peso simbolico e intimidatorio del suo nome. In questo contesto compaiono anche riferimenti indiretti ad ambienti riconducibili all’area Mallardo, a conferma – per gli inquirenti – di un sistema in cui relazioni e contiguità restano un capitale spendibile.
Il quadro che emerge è quello di un’economia criminale a basso rischio e ad alto rendimento, basata su truffe seriali di piccolo importo ma capaci di generare flussi costanti. Una dinamica che, secondo l’accusa, avrebbe contribuito ad alimentare le risorse del clan dei Casalesi, fazione Schiavone.
Secondo la Procura, le somme servirebbero non solo ad arricchire i singoli, ma anche a sostenere il sistema nel suo complesso, dal mantenimento dei detenuti al consolidamento del controllo sul territorio. I fatti contestati si collocano tra Casal di Principe e le province di Napoli e Caserta, con una condotta ritenuta perdurante almeno fino al giugno 2023.
Uno spaccato contenuto nell’inchiesta che, come detto, a dicembre ha portato all’arresto, disposto dal gip Nicola Marrone, di Pasquale Apicella con accuse di associazione mafiosa, estorsione, droga e ricettazione. Con lui sono finite in carcere altre quattro persone (rispondono tutte di spaccio di narcotici), mentre complessivamente il procedimento coinvolge 29 indagati. Tra questi figurano, a piede libero, anche Maglione e Genova. Nel provvedimento cautelare, il giudice, nell’esaminare proprio la posizione della coppia, evidenzia tuttavia che le truffe sarebbero state commesse stabilmente sin dall’ottobre 2022, mentre il coinvolgimento di Apicella emergerebbe solo da maggio 2023 e per un periodo limitato. Non vi sarebbero elementi sufficienti per attribuirgli un ruolo di promotore o organizzatore: la sua posizione viene ricondotta a quella di destinatario, per un tempo circoscritto, di parte dei proventi, nella consapevolezza della loro origine illecita.
Il giudice Marrone sottolinea inoltre che le somme effettivamente incassate risulterebbero modeste e non coincidenti con le cifre più elevate emerse in alcune intercettazioni, nelle quali si parlava di circa mille euro a settimana. Tali importi non troverebbero pieno riscontro negli accertamenti e risulterebbero ridimensionati anche alla luce dei rapporti conflittuali tra la coppia Genova-Maglione e lo stesso Apicella. Il gip rileva infine che, in una fase precedente, Genova avrebbe fatto riferimento a un diverso canale di protezione riconducibile all’area Mallardo, ricorrendo ad Apicella solo in un secondo momento.
Resta comunque contestata la ricettazione aggravata: secondo il gip, Apicella e la moglie avrebbero ricevuto parte dei proventi delle truffe nella consapevolezza della loro origine illecita e con la finalità di agevolare il clan di appartenenza. Come sempre, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. Ma l’inchiesta restituisce uno spaccato che va oltre il singolo raggiro: quello di un presunto modello criminale in cui le truffe diventano un vero settore economico, capace di produrre entrate continue e di attirare – secondo l’accusa – l’interesse della camorra.
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