CASERTA – Garantire servizi efficienti per migliorare la qualità della vita dei cittadini: senza fare troppa poesia, dovrebbe essere questo l’obiettivo di chi fa politica. E invece le indagini emerse negli ultimi anni raccontano una realtà diversa. Ci parlano di “eletti” che sembrano pensare a tutt’altro: non a chiedere ai dirigenti delle strutture che amministrano di operare al meglio, di scegliere ditte capaci e affidabili, di tenere sotto controllo la spesa, di evitare sprechi. A cosa pensano, allora? In alcuni casi si intravede quella che appare come una vera e propria ossessione: indicare ai dirigenti le imprese da favorire nell’assegnazione degli appalti.
Uno spaccato che emerge con agghiacciante plasticità dalle attività investigative condotte dai carabinieri di Aversa, che coinvolgono l’ex presidente della Provincia di Caserta, Giorgio Magliocca, e il consigliere regionale Giovanni Zannini. Indagini complesse, fondate non solo su intercettazioni, ma anche sulle testimonianze dei dirigenti. Funzionari con ruoli apicali nella Provincia di Caserta che stanno delineando un presunto modo di fare politica fatto di visite negli uffici, biglietti lasciati sulle scrivanie o indicazioni verbali su quale ditta scegliere per un determinato affidamento.
Se i dirigenti – in particolare Gerardo Palmieri e Paolo Madonna – hanno spiegato il meccanismo delle richieste
sugli affidamenti che erano chiamati a gestire, Pasquale Crisci, ex vicepresidente della Provincia (arrestato nel 2023 per corruzione, poi scarcerato, per una vicenda legata a lavori a Santa Maria a Vico), ha chiarito quello che sarebbe stato uno degli obiettivi del sistema: il ritorno elettorale. Crisci ha riferito che gran parte delle richieste avanzate ai dirigenti – confermate dagli stessi – gli sarebbero state indicate da Giovanni Zannini. E che gli imprenditori agevolati, a loro volta, avrebbero garantito appoggi politici nelle varie tornate elettorali, nell’interesse dello stesso consigliere regionale.
Palmieri, ascoltato dai pm Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, ha parlato di un affidamento alla società Gesim, risalente al dicembre 2021, segnalata da Crisci per interventi su una strada provinciale. Circostanza confermata dallo stesso ex vicepresidente, nuovamente interrogato nel febbraio 2025, che ha spiegato di aver indicato quella ditta su sollecitazione di Zannini. La Gesim è riconducibile all’imprenditore Raffaele Nunziante (coinvolto nell’indagine su un presunto giro di mazzette nel Comune di Caserta), che Crisci dice di aver conosciuto proprio perché “mandatogli in Provincia” da Zannini.
Nunziante, in cambio dell’interessamento ricevuto, avrebbe poi sostenuto – sempre secondo Crisci – la coalizione di Carlo Marino durante una campagna elettorale per le Comunali a Caserta. L’ex vicepresidente fa anche i nomi dei candidati di riferimento del gruppo zanniniano nel capoluogo: Massimo Russo ed Emiliano Casale. Secondo l’accusa, si tratterebbe di un sistema nel quale alcuni amministratori avrebbero sfruttato il proprio peso politico e la propria ascendenza sui dirigenti per orientare affidamenti e appalti, mentre gli imprenditori beneficiari si sarebbero occupati di garantire sostegno politico a chi aveva fatto loro da sponsor. Un giro che, a quanto emerge, avrebbe interessato anche le ultime elezioni comunali di Caserta.
L’inchiesta su Zannini ha portato alla richiesta di arresto per corruzione, falso e truffa, reati connessi al presunto aiuto – ritenuto dalla Procura illecito – del consigliere regionale agli imprenditori Griffo della società Spinosa per evitare la perdita dei fondi ministeriali di Invitalia destinati alla realizzazione del mega caseificio di Cancello ed Arnone, oltre all’ipotesi di concussione per la rimozione di Enzo Iodice dalla direzione sanitaria dell’Asl. Le presunte ingerenze in Provincia sono state inserite nel fascicolo dai pm per dimostrare la capacità di Zannini di incidere sull’amministrazione casertana.
Per Magliocca, invece, la Procura ha chiesto l’arresto per corruzione: da presidente della Provincia (incarico dal quale si è dimesso nel 2024, dopo aver appreso di essere indagato) avrebbe tentato di far affidare lavori a ditte pronte a “sdebitarsi” sponsorizzando squadre di calcio in cui giocava uno dei suoi figli. Il gip ha respinto la richiesta, ma i pm hanno presentato ricorso: a decidere sarà ora il Tribunale di Napoli in funzione di giudice d’appello, che si pronuncerà sul caso a marzo. Per Zannini, infine, il 4 febbraio è fissato l’interrogatorio preventivo, dopo il quale il giudice Daniela Vecchiarelli stabilirà se disporre o meno una misura cautelare. Entrambi i politici sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.
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