CAPUA – Può un uomo qualunque entrare nel Palazzo reale e mettere in dubbio l’altezzosità di chi il potere lo detiene per discendenza dinastica e non di certo per voto del popolo? Approfittando della morte del Re d’Inghilterra e di quel lasso di tempo di vuoto, in attesa che venga proclamato il nuovo monarca, un medico veterinario di maiali si insinua tra gli spifferi del Palazzo e viene incaricato di controllare i motivi della morte del Re e constatarne il decesso. Questo è l’antefatto della commedia drammatica “Il medico dei maiali”, andata in scena mercoledì 21 al Teatro Ricciardi di Capua e precedentemente al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere.
Scritto e diretto da Davide Sacco e vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2022, esso è il terzo atto – dopo L’uomo più crudele del mondo e Sesto potere – della Ballata degli uomini bestia. Lo spettacolo, organizzato in collaborazione con il Teatro Pubblico Campano, tiene il pubblico col fiato sospeso per tutta la durata, coinvolto nella storia dalle interpretazioni di due volti conosciuti del cinema e della tv come Luca Bizzarri e Francesco Montanari, e dei due consiglieri del regno che aggiungono molto al sale della narrazione. Perché è seppur vero che i protagonisti siano i succitati, un elemento fondamentale è inscenato dai consiglieri che sono abituati a muovere le proprie trame alle spalle del Re, ritenuto troppo vecchio per poter gestire la corona.
“KING IS DEAD”: la scritta campeggia nella scenografia d’impatto scelta dal Sacco. Il Re è morto, ma non volontariamente: i due consiglieri lo hanno avvelenato ed il veterinario se ne accorge dai suoi controlli. “Ma chi è costui?”: chiedono tutti ma singolarmente al veterinario che elude con discrezione le domande e con la storia di Serge il maiale ripetuta più volte, rivela di fatto la verità. Battute che da una parte fanno ridere gli spettatori e dall’altra fanno riflettere, in un perpetuarsi di colpi di scena che Sacco ha immesso con solerzia.
Il veterinario Alfred (Bizzarri), che mai rivela la sua fede politica nonostante tutti glielo chiedano sempre “Ma tu per chi hai votato?”, è dotato di una dialettica che riesce a soggiogare il principe ereditario Eddy (Montanari) che viene beccato in fretta e furia dalle guardie mentre era ad un gay pride vestito con l’uniforme da nazista, con tanto di svastica al braccio. Da illusionista, Alfred convince quasi Eddy a prendersi la responsabilità della morte del padre e dichiarare nel primo discorso al popolo inglese (i consiglieri ne chiedono l’imminenza), che l’assassinio è stato compiuto per porre fine alla monarchia e consegnare il potere nelle mani del popolo.
Tutto cambia dopo che Eddy va nelle sue stanze per cambiarsi d’abito: da lì Montanari ritorna diverso, in cui ordina al veterinario di chiamarlo “Principe” e di seguire le sue direttive, anche leccare il whiskey buttato a terra volontariamente. E’ lì che il potere si è impadronito del futuro Re, che in alcun modo intende cambiare la storia e che anzi conferma quella prevaricazione che un umile veterinario deve subire da parte del Re. Che ne decide della vita e della morte: boom. Un colpo di pistola sparato in testa cancella il sovversivo che chiedeva libertà ma non fa i conti con la crudeltà del potere. Potere dei maiali: sia quelli che indossano la Corona, sia quelli come i consiglieri che sono solo finti fedeli al monarca di turno ed invece, senza cuore, lo ammazzano.
Il Medico dei Maiali è lo spettacolo tra i più impegnati della programmazione, che ha indotto gli spettatori a discuterne anche al termine dello spettacolo, sostando all’esterno del Teatro Ricciardi per dare ognuno la propria interpretazione. E questa è una bella consuetudine teatrale che non cambia, che sia 2026 o 1970. Del resto il Teatro fa riflettere, fa ridere, piangere, fa commuovere, stuzzica attenzione, crea dibattito: è un bene, vivo, da preservare.




















