Arrestato il figlio del boss Aprea

Arrestato il figlio del boss Aprea
Arrestato il figlio del boss Aprea

NAPOLI – Il figlio del boss degli Aprea è stato condotto in carcere. Emmanuel Aprea ha 18 anni e abita nel cuore del quartiere Barra.

E’ stato arrestato su provvedimento della magistratura. 

I poliziotti del commissariato lo hanno rintracciato nell’abitazione, dove è ai domiciliari. E gli hanno notificato un aggravamento della misura, emesso dalla Corte d’Appello di Napoli. 

Pochi minuti più tardi lo hanno accompagnato nell’istituto penitenziario. E’ il figlio del boss Gennaro Aprea

Emmanuel Aprea fu bloccato a febbraio dai carabinieri sul lungomare in auto con una Beretta 7,65 pronta all’uso e con i proiettili nel caricatore. La notizia fece il giro del quartiere in pochi minuti. 

Il 18enne era insieme ad altri tre ragazzi. L’accusa: porto illegale di arma comune da sparo e ricettazione. In sostanza all’interno dell’auto su cui viaggiavano era stata trovata la semiautomatica, risultata rubata a ottobre al comando di polizia municipale di Frattaminore. Una Beretta 7,65 con 6 proiettili nel serbatoio. All’interno della vettura anche 1.600 euro in contanti. Perché erano in macchina con una pistola e munizioni? Dove dovevano andare? Soprattutto cosa ne dovevano fare? C’è il sospetto che l’arma servisse per difendersi. Ma da chi? E perché? Le indagini sono tuttora in corso e la Procura non esclude ipotesi. Ad oggi il fascicolo è sul tavolo degli investigatori dell’Arma. 

Emmanuel Aprea era ai domiciliari e la magistratura ora ha deciso di aggravare la misura cautelare: non più i domiciliari, ma il carcere. Tant’è. Andiamo con ordine e torniamo al 19 febbraio. L’intervento era stato portato a termine dai militari in pochi secondi, durante i controlli serrati del sabato notte nella zona della movida e in particolare sul lungomare. 

Ancora oggi sono in corso verifiche su quella pistola, sottoposta ad accertamenti dattiloscopici e balistici. Era la notte di sabato. E sul lungomare c’era un fiume di auto e moto. Qui i carabinieri avevano intensificato i servizi di pattugliamento. 

Così i militari erano entrati in azione dopo essere stati insospettivi dal comportamento dei quattro giovani. Infatti i carabinieri stavano effettuando dei servizi mirati in borghese a bordo di un’automobile. E c’è un aneddoto, che gli investigatori hanno spiegato poco più tardi. 

I militari sarebbero stati avvicinati dagli indagati. Uno di loro sarebbe sceso dal veicolo e si sarebbe avvicinato ai carabinieri, sembrava volesse chiedere una informazione. In quel momento le forze dell’ordine non indossavano la divisa e non erano riconoscibili. Uno degli arrestati si sarebbe abbassato sino al finestrino dell’automobile dei carabinieri e dopo averli scrutati, avrebbe fatto segno agli amici di andare via. Con ogni probabilità immaginava che al posto dei tutori della legge ci fossero persone di sua conoscenza. Amici. Non è stato così. I quattro si sarebbero rimessi in viaggio, ma sarebbero stati fermati poco dopo con la pistola. 

Le scintille con i Mazzarella al corso Sirena

Gli scenari sono in continua evoluzione. Lo sanno gli investigatori, che osservano il quartiere di Barra con la massima attenzione. 

Il clan Aprea oggi è in ‘recessione’ dopo gli arresti eccellenti e il ridimensionamento degli alleati storici, i Cuccaro.

Adesso la redini sono nelle mani delle nuove leve, che non trovano un equilibrio interno. 

La gerarchia non è consolidata, con tutte le conseguenze del caso. Lo rivelano anche i fatti di cronaca: a giugno è stato ferito a colpi di pistola il rampollo 17enne degli Aprea al corso Sirena (la roccaforte). Colpito a una spalla e a una mano davanti a un circoletto da due uomini. E’ il nipote di Gennaro Aprea, soprannominato ’o nonno. Secondo le ultime informative della questura, qui ci sono state recenti fibrillazioni. 

La tensione è salita alle stelle in pochi giorni. E’ tra gli scenari più complessi. I Mazzarella avanzano a Barra, togliendo postazioni vitali agli Aprea.

C’è lo storico conflitto, che prosegue sottotraccia. Il gruppo dei Mazzarella ha ripreso la marcia nel quartiere, dopo uno stop durato settimane per gli arresti a dicembre di Ciro Mazzarella, Michele Mazzarella e Salvatore Barile. La cosca aveva dovuto trovare un nuovo assetto nel centro storico. Tanto che aveva subito anche l’avanzata dei Contini del Vasto verso Forcella e i Decumani.

Adesso c’è il fronte di Barra. Qui gli Aprea potrebbero riorganizzarsi e serrare le fila. Le frizioni sono riemerse e gli inquirenti s’aspettano di tutto. 

Gli interessi della cosca nel Conocal e l’accordo con i D’Amico

Secondo gli inquirenti, gli Aprea si muovono anche fuori da Barra. Nel quartiere di Ponticelli, per esempio.

Stando alle informative delle forze dell’ordine, una costola degli Aprea si è insediata al Conocal e ha stretto un patto di ferro con i D’Amico. Non era la prima volta per le due fazioni. Già anni prima gli Aprea avevano aiutato i D’Amico impegnati in una faida.

Così l’intesa non è stata difficile. Le incomprensioni sono arrivate poco più tardi. I D’Amico avrebbero cominciato a pretendere l’autonomia, che hanno sempre avuto al Conocal. Insomma niente più ingerenze negli affari. Non c’è stata una vera e propria contrapposizione. Ma forti divergenze, che per un periodo hanno incrinato i rapporti. Si è rischiato di arrivare alle armi. Lo raccontano i pentiti.

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