Arresti Clan Moccia, la spedizione punitiva nel cantiere della scuola nel senese: “Ora questo è nostro”

205
Procura di Firenze
Procura di Firenze

AFRAGOLA – Il crepitio della ghiaia sotto gli stivali e il ronzio dei macchinari erano, fino a pochi mesi fa, gli unici suoni che animavano il cantiere per la ristrutturazione della scuola “Gianni Rodari”. Ma nel cuore del Senese, tra i ponteggi di un appalto pubblico nato sotto i migliori auspici della normativa antisismica, si è consumata una discesa agli inferi fatta di prevaricazione, minacce di morte e un’ombra criminale che dal Napoletano si è allungata fino alle colline toscane.

Tutto ha inizio nel gennaio del 2025, quando un contratto “a corpo” da 16mila euro sancisce l’ingresso nel cantiere della Pr Appalti s.r.l. di Raffaele Panico. Sembra ordinaria amministrazione, ma è l’inizio di una metamorfosi violenta. Nel giro di poche settimane, la logica del diritto cede il passo alla grammatica del ricatto. Tutto cambia quando il dialogo tecnico tra appaltatore e subappaltatore viene sostituito dal rumore dei tacchi dei “soldati” di Giuseppe Castiello.

Il 18 marzo segna la prima, violenta rottura. Un geometra, colpevole solo di aver tentato di far quadrare i conti di un contratto “a corpo” che non ammetteva rincari arbitrari, viene affrontato fisicamente. Mentre al telefono la voce di Castiello tuona ordini, in cantiere la presenza dei suoi uomini si fa fisica, ingombrante. Claudio Zanfardino mima con la mano il gesto di andare via: uno sfratto immediato. Il tecnico, solo contro una schiera di operai-soldati, è costretto ad abbandonare il campo. È il primo segnale che la gerarchia del cantiere è stata ribaltata: non comanda più chi ha vinto la gara, ma chi ha i muscoli per presidiare il cancello.

L’occupazione si fa totale nei giorni che precedono la Pasqua. Il cantiere viene “sigillato” dai subappaltatori provenienti dalla provincia di Napoli. Nessun dipendente della ditta titolare può più varcare la soglia. I carabinieri di Monteriggioni, nei loro sopralluoghi del 4 e 5 aprile, mettono a verbale una situazione surreale: gli operai della Pr Appalti bloccano gli accessi, impedendo ogni attività. È un sequestro di cantiere in piena regola.

Il 7 aprile, la scena madre di questa occupazione. Giuseppe Castiello, alias Peppe, arriva a Monteriggioni per reclamare il bottino. In una riunione che ha il sapore di una resa incondizionata, davanti ai soci della ditta appaltatrice terrorizzati, Castiello getta la maschera: “Io sono camorrista, esatto, bravo. Vai su internet a vedere chi sono io”. Mentre le vittime vengono spinte fuori dal cancello, il contabile Domenico Abategiovanni sancisce il nuovo ordine rivolgendosi a Zanfardino: “Claudio, mi raccomando, il cantiere ora è tuo”. Un passaggio di consegne che non ha nulla di burocratico: è il possesso del territorio.

L’assedio non è solo fisico, è psicologico. Le intercettazioni rivelano un crescendo di ferocia che punta a svuotare la volontà delle vittime. Mentre i soldati occupano i ponteggi, i capi usano il telefono come un’arma. Castiello arriva a minacciare le donne di uno degli imprenditori finiti nel mirino, suggerendo di farle prostituire per recuperare i soldi del riscatto. È un assedio che non concede tregua nemmeno durante la Pasqua, alternando auguri sinistri a promesse di morte. “Nel cantiere non ti permettere più di venire. Quello che conta sono io”.

Quella che doveva essere la ristrutturazione di una scuola era diventata una trincea criminale, un’occupazione durata settimane, dove ogni ora di lavoro dichiarata era un mattoncino verso un’estorsione da quasi 200mila euro. La fine del dominio è arrivata solo grazie alla tenacia degli investigatori, che hanno smantellato il manipolo di “soldati” che pensava di aver esportato il controllo del territorio napoletano tra le colline senesi.

Il cantiere della “Rodari” è tornato a essere un luogo di lavoro, ma la memoria di quei giorni di occupazione resta come una ferita aperta nel cuore di Monteriggioni.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome