S. CIPRIANO D’AVERSA – Nel sistema mafioso il silenzio paga. Gli anni di carcere affrontati senza parlare con i magistrati diventano un titolo di credito: l’omertà è la regola e chi la rispetta non viene abbandonato. Così i vertici del clan dei Casalesi, tornati in libertà, reinvestono parte dei proventi illeciti nel sostegno alle famiglie dei detenuti. Non esiste più, è evidente, quel meccanismo di ‘cassa comune’ organizzata in modo strutturale che per anni ha rimpinguato le tasche delle famiglie dei carcerati. Per quale ragione? Perché è stato indebolito da arresti e confische frutto di inchieste complesse.
Il mutuo soccorso tra affiliati
Ma le recenti attività investigative dimostrano come vi sia il tentativo di rendere nuovamente strutturato il mutuo soccorso tra affiliati. Non più con un’unica regia centrale, ma attraverso i capibastone che, tornati liberi, si fanno carico degli altri mafiosi a loro più vicini.
In questa direzione si colloca la recente inchiesta su Pasquale Apicella, alias ’o Bellomm, che secondo l’accusa, insieme alla moglie Maria Giuseppa Cantiello, si sarebbe occupato di sostenere esponenti della cosca Schiavone. Un approccio analogo emerge anche in un’altra indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, sulla rete che si era addensata intorno ad Antonio Mezzero, malavitoso di Brezza, rispedito in carcere nell’ottobre del 2024 con una nuova accusa di associazione mafiosa (come accaduto nei mesi scorsi allo stesso Apicella). Gli investigatori ricostruiscono il tentativo di Mezzero di rituffarsi nel crimine, concentrando i suoi interessi soprattutto sulle estorsioni: dalla compravendita di un capannone nella zona calena, con richieste di pizzo a più cantieri, fino a una bisca e al tentativo di ottenere, attraverso minacce, anche la gestione di un autolavaggio.
L’asse Brezza-S. Cipriano
Ma Mezzero guardava anche ad altro: al business della mozzarella. Un progetto che, secondo l’accusa, avrebbe voluto concretizzare sfruttando Francesco Diana, sanciprianese, cognato di Michele Barone (ex esponente del clan Zagaria oggi collaboratore di giustizia), e cugino dell’imprenditore Pino Fontana, uomo d’affari di Casapesenna condannato in via definitiva (pena già scontata) per associazione mafiosa.
Diana è stato arrestato nel 2023 e successivamente scarcerato per il ritrovamento di armi nella sua azienda agricola e sta affrontando anche un processo per estorsione davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il suo nome, seppur per quanto risulta (a noi) non indagato per mafia, compare inoltre in un’altra inchiesta che ha colpito il gruppo prima riconducibile a Oreste Reccia, alias Recchie ’e Lepre, e a Emilio Martinelli, entrambi oggi detenuti: in quel contesto gli investigatori arrivano perfino a ipotizzarlo in una posizione di superiorità criminale rispetto agli stessi Reccia e Martinelli.
Torniamo al suo rapporto con Mezzero. Nel 2023, secondo i carabinieri, il sanciprianese avrebbe consegnato 1.300 euro al boss di Brezza come “pensiero” per il suo ritorno in libertà dopo circa 24 anni di carcere. I rapporti non si sarebbero però fermati a quel gesto. Dalle intercettazioni emerge anche il tentativo a cui si accennava in precedenza: la volontà di avviare un’attività comune con Mezzero, legata alla distribuzione di prodotti caseari a Roma e sul litorale. Il progetto, discusso telefonicamente tra Michele Mezzero – anche lui oggi detenuto per mafia – e lo zio Antonio, prevedeva viaggi settimanali con carichi di mozzarella.
Aspettando Cacciapuoti
Approfondendo l’indagine su Mezzero, sullo sfondo emerge la figura di Alfonso Cacciapuoti, boss che tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila aveva sostituito proprio il mafioso di Brezza come capozona del basso Volturno quando quest’ultimo era finito in cella. Nel 2023, periodo centrale dell’inchiesta, Mezzero era tornato in libertà mentre Cacciapuoti era ancora detenuto, ma prossimo alla scarcerazione, avvenuta nell’estate di quell’anno.
Il pensiero di Mezzero verso Alfonso, stando all’attività investigativa, appare costante: lo è quando, insieme a Elio Diana, esponente di spicco della cosca Schiavone (tutt’ora sottoposto a sorveglianza speciale), ne evoca il ritorno in libertà come linfa per l’organizzazione, e lo è anche sul piano concreto, come dimostrano le intercettazioni.
Gli aiuti destinati alla Martino
E veniamo al ‘mutuo soccorso’. Una conversazione registrata il 13 febbraio 2023 offre uno spaccato significativo delle regole di solidarietà interna che, secondo gli inquirenti, ancora tengono insieme il sistema mafioso casertano. Antonio e Michele Mezzero discutono della destinazione di una somma che Francesco Diana avrebbe dovuto consegnare, chiarendo che una parte sarebbe servita per il “mozzarellaro” e soprattutto per aiutare economicamente Luisa Martino, moglie di Cacciapuoti. Per gli investigatori, quel dialogo non ha solo valore descrittivo ma assume rilievo probatorio: il riferimento diretto alla moglie dell’allora carcerato, oggi libero, e la pianificazione di un sostegno economico vengono letti come l’ennesima conferma di un meccanismo di aiuti tipico delle associazioni mafiose, funzionale a mantenere il controllo del territorio e la fedeltà degli affiliati anche durante la detenzione dei vertici.
Il filone d’indagine su Mezzero si arresta poco prima della scarcerazione di Cacciapuoti, avvenuta nel luglio 2023. Il nome di quest’ultimo è riemerso di recente in un’altra inchiesta, relativa a un presunto giro di estorsioni messo in piedi da Giovanni Di Gaetano, mafioso dell’area dell’agro caleno. In quel contesto, durante una conversazione intercettata nella sua abitazione con Luigi Fragnoli, fratello di Giacomo, boss di Mondragone, si parlava di possibili estorsioni ai cantieri sul litorale, ma prima di procedere – emerge dagli atti – sarebbe stato necessario “parlare con Cacciapuoti”. Insomma, alludevano, a detta degli investigatori, a una sorta di autorizzazione a procedere con il pizzo.
Le indagini
Un doveroso chiarimento: per quanto è in nostra conoscenza, né Cacciapuoti né la consorte Martino né Diana compaiono nell’elenco degli indagati valutati dal Tribunale di Napoli nelle recenti emissioni di provvedimenti cautelari, né nell’inchiesta su Mezzero, né in quelle su Apicella e Di Gaetano.
Resta la speranza che Cacciapuoti abbia resistito a questi richiami mafiosi e che la moglie, se davvero Mezzero le aveva destinato parte dei presunti proventi illeciti, abbia rifiutato quel denaro per orgoglio e coscienza. La speranza è che abbiano scelto di cambiare vita, tranciando definitivamente i legami con il passato, ipotesi che allo stato appare comunque remota. Ma, indipendentemente dalle loro scelte personali, è certo che l’attività costante degli investigatori, coordinati dall’Antimafia, dal 2023 (dopo l’arresto di Mezzero) ad oggi abbia continuato a monitorare ogni possibile segnale di persistenza mafiosa intorno alle loro figure.
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