Aversa, nove agenti aggrediti al carcere Saporito

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Donato Capece
Donato Capece

AVERSA – Un’escalation di violenza che riporta al centro il tema della sicurezza negli istituti penitenziari. Nelle ultime ore la casa di reclusione “Saporito” di Aversa è stata teatro di due distinti episodi critici, culminati con il ferimento di nove agenti di polizia penitenziaria, tutti costretti a ricorrere alle cure mediche in ospedale. L’episodio più grave si è verificato nel pomeriggio, quando un detenuto affetto da patologie psichiatriche, dopo aver ingerito alcune pile, è entrato in forte stato di agitazione. Durante le fasi di contenimento, mentre il personale attendeva l’intervento del medico di guardia, l’uomo ha aggredito gli agenti intervenuti, ferendone sei. Le contusioni riportate hanno reso necessario il trasferimento dei poliziotti in ospedale. A denunciare l’accaduto è stato l’Osapp Campania, che da tempo segnala l’inadeguatezza della struttura a ospitare soggetti con gravi disturbi mentali, i quali dovrebbero essere seguiti in contesti sanitari specializzati.

Ma non si tratta di un caso isolato. Nelle ore precedenti, all’interno del reparto 8 bis, un altro detenuto — di nazionalità straniera — aveva dato vita a una violenta protesta dopo il mancato accoglimento della richiesta di trasferimento. Secondo quanto riferito dal Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe), l’uomo ha distrutto arredi e suppellettili e si è poi scagliato contro il personale accorso per riportare la calma. Tre agenti sono rimasti feriti, due dei quali colpiti al volto con calci e pugni. Il detenuto, praticante arti marziali, avrebbe mostrato una particolare aggressività e pericolosità.

Per il vice segretario regionale campano del Sappe, Raffaele Munno, si tratta di un fatto “intollerabile”, che conferma “lo stato di emergenza permanente e il senso di abbandono in cui operano quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria”. Sulla stessa linea il segretario generale Donato Capece, che torna a puntare il dito contro le carenze di organico, il sovraffollamento e l’assenza di strumenti adeguati per la gestione dei detenuti violenti.

“Non è accettabile – ha sottolineato – che la sicurezza degli istituti continui a essere garantita a costo dell’incolumità del personale”. Da più fronti arriva ora la richiesta di interventi immediati e concreti: trasferimenti mirati dei detenuti più pericolosi, maggiore tutela sanitaria e legale per gli agenti coinvolti e un cambio deciso nelle politiche di gestione della sicurezza penitenziaria. Perché, avvertono i sindacati, senza misure strutturali il rischio è che episodi simili continuino a ripetersi, con conseguenze sempre più gravi.

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