Avvocata accoltellata nell’autobus al Vomero. L’aggressore si è suicidato in ospedale

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Antonio Meglio
Antonio Meglio

NAPOLI – Il 39enne che la sera di giovedì 5 marzo aveva seminato il panico a bordo di un autobus al Vomero aggredendo a coltellate una giovane penalista di 32 anni, si è tolto la vita. L’uomo, piantonato nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Giovanni Bosco, si è impiccato utilizzando un lenzuolo intorno alle 23 di lunedì, nonostante il regime di stretta sorveglianza a cui era sottoposto. Avrebbe avuto il permesso di recarsi in bagno, dove è riuscito a togliersi la vita con il lenzuolo. Da due giorni era ricoverato e piantonato in seguito all’arresto dai carabinieri, convalidato dal gip del tribunale di Napoli. In serata, il suo avvocato Gianluca Sperandeo è stato avvisato del suicidio del 39enne, già a tempo in cura presso un centro psichiatrico. Non è tutto. Già dopo il suo arresto, aveva tentato due volte gesti di autolesionismo e il personale del carcere di Poggioreale aveva spinto i medici a trasferirlo al pronto soccorso dell’ospedale del Mare, da dove è stato poi trasferito al San Giovanni Bosco nel reparto specializzato. Gli investigatori raccolgono ancora informazioni per ricostruire la vicenda e l’aggressione nell’autobus in via Simone Martini nel quartiere Vomero. La parabola di Antonio Meglio descrive il profilo di una persona colta, laureata in giurisprudenza e proveniente da una “buona famiglia”, ma da tempo intrappolata in un profondo disagio psichico per il quale era in cura.

Il 39enne originario di Pianura era convinto di essere vittima di una ‘truffa amorosa’ e non è escluso che avesse subito minacce; forse per questo motivo girava arma- to di coltello e portava con sé una pendrive contenente presunte prove dei soprusi subiti. Quella sera del 5 marzo, dopo aver tentato invano di sporgere denuncia, avrebbe cercato un “gesto eclatante” per attirare l’attenzione del procuratore Nicola Gratteri, finendo per aggredire la giovane avvocatessa, ferita anche al volto. Dopo l’arresto, avvenuto al termine di una concitata trattativa sui sedili del pullman, Meglio era sta to bloccato dai carabinieri (nella foto grande). In pratica lo avevano salvato dal linciaggio, perché intorno al bus c’erano decine di persone, che lo volevano aggredire a colpi di casco.

La furia dei passanti era stata scatenata in particolare dal fatto che l’aggressione fosse avvenuta senza motivo. Poco dopo nel carcere di Poggioreale avrebbe tentato di tagliarsi i polsi proprio con la memoria USB e aveva sbattuto violentemente la testa contro il muro. Tali atti di autolesionismo avevano spinto i medici a sottoporlo a TSO e a trasferirlo prima all’Ospedale del Mare e poi al San Giovanni Bosco. Nonostante il gip avesse convalidato il fermo disponendo il carcere, il suo legale, l’avvocato Gianluca Sperandeo, aveva chiesto il ricovero in una struttura sanitaria adeguata alle sue necessità. Ora la Procura ha sequestrato la salma e aperto un’indagine per fare piena luce sulle ultime ore del 39enne. Resta il dolore per una doppia tragedia: quella della giovane penalista, vittima di una violenza cieca, e quella di un uomo che sotto la spinta della disperazione, ha compiuto il gesto estremo.

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