Bimbo di due anni morto per un trapianto sbagliato, l’avvocato accusa: “Cartella clinica incompleta”

228
Patrizia Mercolino e Domenico Caliendo

NAPOLI – Funerali in Cattedrale a Nola per il piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto l’altro ieri dopo un trapianto di cuore fallito, eseguito il 23 dicembre a seguito del prelievo dell’organo a Bolzano. Intanto i carabinieri del Nas sono tornati all’ospedale Monaldi per acquisire nuova documentazione, sotto il coordinamento dei magistrati della VI sezione “Lavoro e colpe professionali” della Procura di Napoli, impegnati a ricostruire l’intera sequenza dei fatti. L’attività di recupero degli atti proseguirà anche oggi in vista dell’esame autoptico che si terrà nei prossimi giorni.

La comunità di Nola si stringe in un abbraccio silenzioso attorno alla famiglia del piccolo. Il sindaco Andrea Ruggiero farà visita alla mamma di Domenico, Patrizia, distrutta dal dolore dopo giorni di profonda tensione. La donna ha espresso il desiderio di dar vita a una fondazione intitolata al figlio, e l’amministrazione comunale si è già attivata per valutare le modalità tecniche e burocratiche necessarie a sostenere il progetto, affinché il nome di Domenico possa diventare simbolo di aiuto e solidarietà per altri bambini.

Sebbene la data delle esequie non sia stata ancora fissata, la Curia arcivescovile ha reso noto che l’ultimo saluto si terrà nella Cattedrale di Nola, situata di fronte al Municipio. Una scelta legata sia alla necessità di accogliere la vasta folla prevista, sia al valore simbolico di un lutto che ha colpito l’intera cittadinanza, ben oltre i confini della parrocchia Santa Maria della Stella, alla quale appartiene la famiglia. In via Circumvallazione, dove i genitori risiedono da qualche tempo, il clima è cupo. La mamma è rimasta chiusa in casa, protetta dall’affetto dei parenti e dal rispetto dei vicini, che descrivono lei e il marito come persone discrete ed educate. Proprio da Patrizia è arrivata l’idea della fondazione dedicata a Domenico, un progetto carico di speranza in mezzo al dolore.

All’esterno del Monaldi, tra fiori e messaggi, spicca anche la testimonianza di Alessandro e Daniela, genitori di Sara, una ragazza di 16 anni morta di leucemia nel gennaio 2025 dopo un lungo percorso di cure tra Napoli e Roma, raccontato nel libro “Fragile come voi, forte come l’amore”. Alessandro ha voluto rendere omaggio a Domenico parlando di dignità umana e dei limiti della medicina: “Bisogna tutelare la dignità, andare oltre l’accanimento terapeutico spesso non dà benefici”. Per lui oggi Domenico è “nelle braccia di Sara”, uniti in un destino che spinge chi resta a fondare associazioni come “Le creazioni di Sara” per non dimenticare.

Sul fronte giudiziario, la Procura di Napoli accelera. I carabinieri del Nas sono tornati al Monaldi per acquisire ulteriore documentazione. L’inchiesta vede già sei operatori sanitari indagati, con sequestro dei cellulari. Al centro degli accertamenti anche un’anomalia segnalata dal legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi: dalla cartella clinica mancherebbe il diario di perfusione, documento tecnico che registra i parametri della circolazione extracorporea e il minutaggio esatto delle fasi del trapianto. Secondo il legale, senza questo tracciato risulta difficile stabilire con precisione il momento in cui al bambino è stato espiantato il cuore originario per far posto a quello poi rivelatosi danneggiato. L’avvocato tornerà oggi in Procura per chiedere l’acquisizione formale del documento, ritenuto fondamentale per fare piena luce su una vicenda che presenta ancora diversi punti da chiarire.

Sulla tragedia è intervenuto anche Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi e assessore della Giunta regionale della Campania, con un appello all’equilibrio tra la necessaria ricerca della verità e la tutela delle eccellenze sanitarie del territorio. “È stata una tragedia che ha colpito profondamente tutti noi – ha dichiarato –. Il rispetto per il dolore della famiglia impone trasparenza assoluta, ma dobbiamo lasciare che siano le autorità competenti a fare piena luce, senza processi sommari”. Al tempo stesso, Maraio ha respinto con forza ogni tentativo di screditare il sistema sanitario regionale: “Non è accettabile alimentare polemiche o derive demagogiche contro il Sud. Il Monaldi è un presidio di alta specializzazione riconosciuto a livello nazionale, animato da professionisti di grande valore che salvano vite ogni giorno”.

L’assessore ha infine ribadito che la cronaca è un dovere, ma che la strumentalizzazione non è tollerabile, sottolineando come la difesa dell’eccellenza del Monaldi non sia in contrasto con la richiesta di giustizia, bensì rappresenti la tutela di un patrimonio sanitario fondamentale per l’intero Mezzogiorno.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome