NAPOLI – Ieri la mamma del piccolo Domenico Caliendo si è recata in Procura, accompagnata dall’avvocato Francesco Petruzzi, per chiedere di essere ascoltata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e depositare un audio: una conversazione con il cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto. Patrizia Mercolino, dopo la tragedia e il dolore, ha deciso di reagire con determinazione. “È il momento di avere giustizia e conoscere la verità, me lo devono. Se mi fermo, resto lì a piangere e Domenico non lo vuole questo”.
Cosa c’è nell’audio consegnato in Procura? “Patrizia Mercolino ha depositato una chiavetta con una registrazione. È una conversazione avvenuta nel giorno in cui le viene comunicato, dopo la riunione dell’équipe interdisciplinare allargata agli esperti di tutta la nazione, che non c’è più niente da fare. In quell’occasione chiede perché il parere dei medici sulla non operabilità sia cambiato nel giro di poche ore”, spiega il legale. Intanto l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige ribadisce che la responsabilità del trasporto e della conservazione del cuore, in caso di trapianto, è a carico dell’équipe che riceve l’organo, quindi, nel caso del piccolo Domenico Caliendo, dell’équipe del Monaldi. Sono attesi all’ospedale San Maurizio di Bolzano gli ispettori del Ministero della Salute. Tra oggi e domani sarà sentito il personale dell’azienda sanitaria altoatesina coinvolto nelle operazioni di espianto del cuore, poi danneggiatosi prima del trapianto effettuato su Domenico al Monaldi.
Sul fronte opposto, ieri l’Azienda ospedaliera dei Colli ha fatto sapere che “l’azienda apprende che i Nas di Trento stanno conducendo un’inchiesta su quanto accaduto nella sala operatoria dell’ospedale di Bolzano, al fine di accertare chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo, elemento determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive”. Con riferimento all’utilizzo di ghiaccio non idoneo, si ribadisce quanto emerso dalle verifiche interne prontamente attivate non appena avuta la notizia dell’evento: “Viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile; l’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione”.
La Direzione generale ribadisce la propria piena fiducia nella magistratura, con la quale ha collaborato sin dall’inizio per fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità in relazione a questo evento drammatico. Intanto l’Italia intera si stringe intorno alla famiglia del piccolo Domenico, deceduto sabato mattina dopo sessanta giorni di coma farmacologico. Gli era stato impiantato un cuore danneggiato durante il trasporto da Bolzano a Napoli. L’episodio ha spinto la Procura ad attivare l’incidente probatorio, volto a tutelare i sette medici indagati e a chiarire le dinamiche che hanno portato al decesso del bambino.



















