Blitz a Secondigliano, smantellata la storica “piazza di 111”: 11 arresti. Il clan usava i giardini pubblici come nascondiglio per la cocaina

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Operazione della polizia
Operazione della polizia

NAPOLI – Alle prime luci dell’alba di oggi, 17 marzo 2026, il quartiere Secondigliano si è svegliato al suono delle sirene. Un’imponente operazione della Polizia di Stato ha inferto un colpo durissimo alla criminalità organizzata locale, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di undici persone. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, smantella di fatto un’agguerrita associazione a delinquere che per decenni ha gestito il traffico di cocaina nel Rione Berlingieri, trasformando un’intera area in una fortezza dello spaccio.

Le accuse sono pesantissime e vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (art. 74 D.P.R. 309/1990) all’estorsione, con la pesante aggravante del metodo mafioso (art. 416 bis.1 c.p.). Le indagini, coordinate dalla DDA e condotte con meticolosità dagli agenti del Commissariato Secondigliano e della Squadra Mobile di Napoli, hanno ricostruito l’organigramma e il modus operandi di un gruppo criminale che, secondo gli inquirenti, agiva sotto l’egida dei potenti clan “Vanella Grassi” e “Licciardi”.

Il cuore pulsante dell’attività illecita era la storica piazza di spaccio nota negli ambienti criminali come “la piazza di 111”, un mercato della cocaina attivo da oltre trent’anni che, grazie a un’organizzazione capillare e a un sofisticato sistema di contro-vigilanza, era riuscito a prosperare quasi indisturbato. Le indagini, svoltesi tra marzo 2022 e maggio 2023, hanno accertato un volume d’affari impressionante: circa 280mila euro l’anno. Un fiume di denaro che non serviva solo ad arricchire i vertici del gruppo, ma a “foraggiare le casse” dei clan di riferimento, a finanziare altre attività illecite e a garantire il sostentamento economico alle famiglie degli affiliati, compresi quelli detenuti, assicurando così fedeltà e omertà.

L’organizzazione, caratterizzata da stretti vincoli familiari tra i suoi membri, operava su un doppio binario. Da un lato, la vendita “stanziale”, con lo scambio droga-denaro che avveniva direttamente nella piazza del Rione Berlingieri. Dall’altro, un moderno servizio di “delivery”, con i clienti che potevano prenotare telefonicamente la cocaina e riceverla a domicilio, in un sistema di spaccio itinerante che allargava il raggio d’azione del gruppo.

L’inchiesta ha svelato anche i brutali meccanismi di potere interni. Il gruppo criminale, considerato una propaggine del clan Licciardi capeggiato da Luigi Carella, alias “a’ gallina”, era obbligato a rifornirsi di droga esclusivamente dal clan egemone, pagando una sorta di “tributo” mensile. Chi sgarrava, pagava a caro prezzo. Esemplificativo un episodio ricostruito dagli investigatori, in cui uno spacciatore, reo di non aver saldato un debito di droga nei tempi stabiliti, è stato prelevato con la forza dalla sua abitazione e pestato a sangue da emissari del clan.

L’operazione odierna non ha solo un valore repressivo, ma anche sociale. Il gruppo criminale aveva di fatto sottratto spazi pubblici alla cittadinanza, occupando i giardini di via Monte Faito per trasformarli in un deposito a cielo aperto. Qui, tra le aiuole e i giochi per bambini, venivano nascosti ingenti quantitativi di cocaina, sia in “pacchi” che in singole dosi, creando un gravissimo pericolo per la salute pubblica e, in particolare, per l’incolumità dei più piccoli, esposti al rischio di ritrovare e ingerire accidentalmente lo stupefacente. Con gli arresti di oggi, quello spazio viene simbolicamente restituito ai residenti.

Si precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. I destinatari sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva e avranno facoltà di avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

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