Caivano, nel covo del pusher l’arsenale ‘fantasma’: spunta una penna che uccide e una Glock di plastica

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

CAIVANO – Doveva essere un’operazione mirata a smantellare sul nascere l’ennesimo tentativo di riaprire una piazza di spaccio nel cuore martoriato del Parco Verde. Si è trasformata, invece, nella scoperta di un arsenale silenzioso e letale, composto da armi “fantasma”, invisibili ai metal detector e impossibili da tracciare. Un salto di qualità criminale che getta un’ombra ancora più inquietante sulla faida per il controllo del territorio.

È il 7 febbraio 2026. Da giorni, i carabinieri della stazione di Caivano tenevano d’occhio un 35enne del posto, pregiudicato e volto ben noto negli archivi delle forze dell’ordine. L’intelligence parlava chiaro: l’uomo stava cercando di riorganizzare un’attività di spaccio, approfittando di un vuoto di potere. I militari, coordinati dalla Compagnia di Caivano, hanno quindi predisposto un servizio di osservazione e pedinamento, un lavoro paziente fatto di attese e sguardi discreti.

La svolta è arrivata quando una loro vecchia conoscenza, un tossicodipendente della zona, è stato visto avvicinarsi con fare circospetto a un appartamento. I carabinieri non hanno avuto dubbi: era la tana del pusher. Hanno atteso che il cliente uscisse, lo hanno fermato trovandogli addosso la dose appena acquistata e, a quel punto, il blitz è scattato.

Quando il 35enne ha aperto la porta, si è trovato di fronte le divise dell’Arma. La perquisizione è iniziata immediatamente, confermando subito i sospetti iniziali. Nascosti in casa, i militari hanno rinvenuto 64 grammi di cocaina purissima, pronta per essere tagliata e venduta, insieme a 675 euro in contanti, ritenuti il provento dell’attività illecita. Un sequestro importante, ma che rientrava nelle aspettative.

Il vero colpo di scena, però, si nascondeva nell’armadio della camera da letto. All’interno, una piccola scatola di metallo anonima. Non conteneva gioielli o ricordi, ma un campionario da arsenale moderno e insidioso. La prima a essere estratta è stata una pistola Glock, apparentemente identica in tutto e per tutto al modello originale in dotazione a molte forze di polizia. La sua peculiarità? Era realizzata interamente in plastica, un’arma “fantasma” artigianale, capace di sparare a salve ma, soprattutto, di eludere qualsiasi controllo ai metal detector. Un simulacro perfetto per rapine o intimidazioni, impossibile da individuare.

Accanto alla Glock, un altro oggetto che ha fatto salire il livello di allerta: una penna. All’apparenza un normale cilindro in metallo, ma in realtà un’arma letale. Già vista in passato in contesti di criminalità organizzata, la penna-pistola non conteneva inchiostro, ma un meccanismo di percussione e un alloggio per un proiettile vero. Un’arma da sicario, progettata per uccidere a distanza ravvicinata passando completamente inosservata.

A completare il trittico, una revolver. Anche in questo caso, un’arma “fantasma”: la pistola era completamente priva di numero di matricola e di qualsiasi marchio del banco nazionale di prova. Un’arma clandestina, letale e impossibile da ricondurre a un proprietario o a una provenienza legale. L’arsenale era corredato da 11 munizioni calibro 9×21 e 50 proiettili a salve, probabilmente destinati alla Glock di plastica.

Il 35enne è stato immediatamente arrestato con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi clandestine e alterate. Ora, l’attenzione degli investigatori si concentra sulle armi sequestrate. Verranno sottoposte a meticolosi accertamenti balistici per verificare se la loro “voce di fuoco” sia già stata sentita in agguati, omicidi o altri fatti di sangue che hanno macchiato le cronache recenti. La scoperta di questo arsenale invisibile apre scenari preoccupanti, suggerendo che la guerra per lo spaccio a Caivano si combatte non solo con armi tradizionali, ma anche con strumenti di morte di nuova generazione, silenziosi e senza identità.

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