Caivano, sequestro da 20 milioni di euro a un ras del clan Angelino-Gallo

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Giovanni Cipolletti
Giovanni Cipolletti

CAIVANO – Non solo piazze di spaccio e kalashnikov. Il volto moderno della camorra di Caivano ha i lineamenti puliti di una società di ristorazione di successo e le scaffalature ordinate di una catena di negozi per la casa. Ma dietro i bilanci in crescita e l’ascesa imprenditoriale apparentemente “miracolosa”, batteva il cuore finanziario del clan Angelino-Gallo. Dalle prime ore di ieri mattina, 25 marzo, gli uomini della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), coordinati dal capocentro Antonio Galante, stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca dal valore astronomico: 20 milioni di euro.

Al centro dell’inchiesta della Dda di Napoli c’è Giovanni Cipolletti, descritto dagli inquirenti come una personalità di “alto profilo criminale”. Cipolletti non è un soldato qualunque, ma l’uomo che, secondo la ricostruzione dell’Antimafia, avrebbe trasformato il “sangue” delle estorsioni in capitale pulito. Per conto di Antonio Angelino, alias “Tibiuccio”, capo indiscusso del clan egemone nel famigerato Parco Verde, Cipolletti avrebbe gestito il racket sul territorio, ma la sua vera abilità sarebbe stata il riciclaggio, reinvestendo i soldi sporchi accumulati con la pressione asfissiante sui commercianti locali in un circuito legale attraverso una rete di prestanome compiacenti.

Il mirino degli investigatori, guidati dal Procuratore Distrettuale Nicola Gratteri e dal Direttore della Dia, il generale Michele Carbone, si è concentrato su una sproporzione evidente: come potevano persone senza redditi dichiarati o con entrate minime gestire imperi commerciali da milioni di euro? La risposta è in un complesso sistema di “scatole cinesi” che ha portato al sequestro di 4 società attive nel settore della ristorazione e del commercio all’ingrosso e dettaglio di articoli per la casa, 2 immobili di pregio e 39 rapporti finanziari tra conti correnti e titoli.

La catena di negozi per la casa, in particolare, aveva vissuto un’espansione anomala, diventando in breve tempo un punto di riferimento nel settore, un successo che per i magistrati della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli non è frutto di genio imprenditoriale, ma della massiccia liquidità proveniente dalle casse del clan. L’operazione segna un altro colpo durissimo alla struttura economica della criminalità organizzata nell’area a nord di Napoli: per Nicola Gratteri la strategia è chiara, colpire il patrimonio per neutralizzare il potere militare, perché senza la capacità di investire e di foraggiare gli affiliati il clan “Tibiuccio” perde la sua linfa vitale. Mentre gli accertamenti patrimoniali proseguono per individuare ulteriori ramificazioni, l’inchiesta mette a nudo la capacità della camorra di Caivano di infiltrarsi nel tessuto economico sano, alterando le regole del mercato e della libera concorrenza con la forza intimidatrice del racket e la potenza finanziaria del riciclaggio.

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