Camorra, il via libera di Zagaria al boss Della Volpe per tornare al crimine

362
Carmine Zagaria e Raffaele Della Volpe
Carmine Zagaria e Raffaele Della Volpe

CASAPESENNA – Un mafioso, ma soprattutto il fratello di Michele Zagaria Capastorta, uno dei capi dei Casalesi. E con i padrini storici in carcere, condannati all’ergastolo, con le altre cosche indebolite da collaboratori di giustizia, arresti e confische, Carmine Zagaria si sarebbe ritagliato una posizione di vertice nell’organizzazione criminale. A restituire questa presunta apicalità mafiosa è anche il rapporto con Raffaele Della Volpe, storico esponente della mafia aversana, finito in passato persino nel mirino degli stessi Casalesi per le sue ambizioni autonomiste.

Della Volpe, infatti, agli inizi degli anni Duemila aveva dato vita a un proprio gruppo camorristico egemone ad Aversa, nel tentativo di affrancarsi dal gotha del clan dei Casalesi. Una scelta che gli costò cara: dopo alcuni agguati subiti e l’uccisione di un suo uomo fidato, Nicola Villano detto ‘Zeppetella’, fu costretto a rientrare nei ranghi, giurando nuovamente fedeltà al clan. Poi arrivarono la carcerazione per fatti estorsivi e per il delitto associativo e la detenzione protrattasi fino al 4 febbraio 2023.

Ed è proprio dopo il ritorno in libertà che, secondo la ricostruzione dei carabinieri e del gip, Della Volpe avrebbe cercato Carmine Zagaria per ottenere l’autorizzazione a rimettersi in moto e a riprendere l’attività camorristica sul territorio. L’attività investigativa dei militari dell’Arma di Caserta descrive un percorso preciso. Il 10 aprile 2023 Carmine Iavarone, a bordo della sua Fiat Panda, si reca ad Aversa insieme a Raffaele Catalano, cugino dello stesso Della Volpe, proprio per incontrarlo. Durante il tragitto, intercettato, Iavarone parla con Catalano di un “bel lavoretto”, cioè di un recupero crediti da 50mila euro da gestire con metodi tipicamente intimidatori, ma soprattutto emerge l’altra questione, ritenuta ancora più importante dagli investigatori: organizzare un incontro tra Della Volpe e Carmine Zagaria.

I due arrivano in via del Popolo, dove Della Volpe risiede, e si trattengono con lui per circa tre quarti d’ora. Al ritorno in auto commentano il colloquio e fanno esplicito riferimento alla volontà di “inciarmare”, cioè organizzare, qualcosa con Zagaria. Da lì parte la preparazione del summit. Nei giorni successivi le intercettazioni restituiscono tutte le cautele del caso: dubbi sul luogo, proposte scartate, verifiche su bar e spostamenti, timori di controlli. Lo stesso Carmine Zagaria si mostra prudente e diffidente.

L’incontro si tiene poi il 30 aprile 2023 nel caseificio Santa Lucia. I quattro arrivano insieme, ma Zagaria e Della Volpe, ricostruiscono gli investigatori, si appartano da soli, lasciando i telefoni all’esterno. Un dettaglio che, per gli investigatori, conferma la natura riservata e illecita del colloquio. Il contenuto non viene captato, ma per gli inquirenti il senso dell’incontro emerge da ciò che accade dopo.

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, da quel momento Della Volpe torna a muoversi sul territorio con condotte estorsive e usurarie, per alcune delle quali verrà poi nuovamente arrestato. Per il gip (che ha disposto l’arresto di Carmine Zagaria) quel summit rappresenta il passaggio necessario con cui il ras aversano avrebbe cercato e ottenuto la copertura del clan Zagaria, tornando ad agire sotto il suo ombrello. Non un rapporto tra pari, dunque, ma una chiara gerarchia: da un lato Carmine Zagaria, snodo decisionale e referente apicale; dall’altro Della Volpe, uomo operativo sul territorio aversano.

La conferma di questa lettura, secondo gli inquirenti, arriva anche da successive conversazioni. In una vicenda estorsiva del giugno 2023, che coinvolge la compagna di un uomo vicino a Della Volpe, emerge il richiamo esplicito alla necessità di spendere il nome degli Zagaria per contrastare le pretese di un altro gruppo criminale. Un segnale che, per la Dda, dimostrerebbe come Della Volpe e i suoi avessero ormai cercato e ottenuto una copertura camorristica dal gruppo di Casapesenna.

E la saldatura, per gli investigatori, resta attuale. Tra gennaio e febbraio 2025 vengono intercettate nuove vicende di “recupero crediti”, tra Sant’Antimo e l’area aversana, nelle quali Carmine Iavarone spiega la necessità di rivolgersi a Zagaria per individuare i referenti di zona. In quelle stesse conversazioni si rammarica per l’arresto di Della Volpe, spiegando che, se fosse stato libero, lo avrebbe mandato direttamente a intervenire: “partiva come un razzo”. Una frase che, per la Procura, restituisce plasticamente la divisione dei ruoli.

Questo spaccato emerge dall’indagine coordinata dalla Dda di Napoli che l’altro ieri ha portato all’arresto di 23 persone, tra cui – come detto – lo stesso Carmine Zagaria, il fratello Antonio e il nipote Filippo Capaldo. Complessivamente sono 43 gli indagati. Tra questi non compare Della Volpe, ma solo perché già detenuto per altre vicende. Il quadro, però, secondo gli inquirenti, è chiaro: la fazione Zagaria non sarebbe un residuo del passato, ma un gruppo ancora capace di riorganizzarsi, mantenere il controllo del territorio e riattivare storiche figure della camorra locale.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome