Camorra, prestiti a strozzo all’ex politico con i soldi della cosca Zagaria

104
Carmine Zagaria
Carmine Zagaria

SAN MARCELLINO – Non solo droga e affari illeciti, ma anche un sistema strutturato di prestiti a strozzo per alimentare la cassa del clan. Nell’inchiesta che ruota attorno al gruppo Zagaria emerge con forza il capitolo dell’usura, ricostruito nei dettagli dagli inquirenti attraverso intercettazioni e riscontri investigativi dei carabinieri della Compagnia di Casal di Principe e del Nucleo investigativo di Caserta.

Al centro della vicenda c’è il rapporto tra Carmine Zagaria, fratello del capoclan Michele ‘Capastorta’, Carmine Lavarone e un ex politico dell’Agro aversano, la vittima, che ora, però, per un’altra vicenda, si trova in carcere a scontare una condanna per scambio elettorale politico-mafioso. Un legame diretto, segnato, secondo gli elementi raccolti dai militari dell’Arma, da confidenza e consuetudine, che diventa il canale attraverso cui si concretizzano due operazioni di prestito con tassi ritenuti chiaramente usurari.

La prima risale all’estate del 2023. L’ex politico, alle prese con lavori di ristrutturazione della propria abitazione, avrebbe chiesto a Lavarone una somma di 10mila euro. A procurare il denaro sarebbe stato proprio Zagaria, indicato come il soggetto in grado di attingere alla disponibilità di contante del “sistema”. Il passaggio appare lineare: Zagaria recupera i soldi, li consegna a Lavarone che, trattenendo 500 euro per sé, gira 9.500 euro alla vittima.

Ma il nodo è nelle condizioni. Per quel prestito, da restituire in 90 giorni, viene pattuita la somma di 11.200 euro: circa il 17% di interessi, percentuale che il gip definisce senza esitazioni usuraria. A garanzia, viene consegnato anche un assegno. Alla scadenza, il pagamento avviene secondo lo schema previsto: il denaro torna a Lavarone e poi a Zagaria, in un incontro riservato che, secondo gli atti, si svolge addirittura all’interno del garage di quest’ultimo.

Non si tratta di un episodio isolato. Poche settimane dopo, l’ex amministratore dell’Agro aversano chiede un nuovo prestito, inizialmente da 12mila euro. In questo caso emergono le difficoltà della “cassa” del clan: ritardi, problemi interni, fino al coinvolgimento, sempre secondo le intercettazioni, di Michele Zagaria per affrontare un ammanco definito “grave”. Alla fine, la cifra viene ridimensionata a 5mila euro. Anche qui, però, le condizioni restano pesanti: 1.200 euro di interessi da restituire in appena 50 giorni, pari a circa il 24%.

Un tasso ancora più elevato, che conferma, per gli inquirenti, la natura sistematica dell’attività usuraria. Il denaro segue lo stesso percorso: Zagaria lo reperisce, Lavarone lo consegna alla vittima e gestisce la trattativa. La seconda operazione, tuttavia, resta incompleta sotto il profilo della restituzione: l’ex politico viene arrestato il 10 novembre 2023 per la condanna definitiva legata a fatti di scambio elettorale politico-mafioso, interrompendo di fatto il ciclo del prestito.

Per il giudice, il quadro è chiaro: Zagaria e Lavarone agiscono in concorso secondo un modello collaudato. Il primo garantisce la provvista, il secondo cura i rapporti con la vittima, incassa e redistribuisce. Un meccanismo che non solo produce guadagni illeciti, ma soprattutto alimenta la cassa comune del clan, gestita, secondo l’accusa, da Alfonso Ottimo.

Un sistema che si regge su due pilastri: la disponibilità immediata di denaro e la pressione implicita derivante dal contesto criminale. Non servono minacce esplicite: la “caratura” di chi presta i soldi basta, secondo quanto emerge dalle conversazioni, a garantire puntualità nei pagamenti. Ed è proprio questo aspetto che rafforza l’impianto accusatorio: non un episodio occasionale, ma un circuito organizzato, in cui l’usura diventa uno strumento stabile di finanziamento e controllo, capace di intrecciarsi con relazioni personali e bisogni economici, trasformandoli in occasione di profitto per il clan.

L’indagine che ha ricostruito questo episodio ha fatto scattare 23 misure cautelari. Tra i destinatari del provvedimento Carmine Zagaria, Lavarone e Ottimo. Tutti sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome