CASAL DI PRINCIPE – Nuovi tasselli si aggiungono al mosaico investigativo che lo scorso dicembre ha travolto il clan dei Casalesi, portando all’arresto del boss Pasquale Apicella. Al centro degli approfondimenti della Dda, oltre alle dinamiche estorsive classiche, emerge il complesso sistema di mutuo soccorso tra le famiglie degli affiliati, fatto di richieste di denaro continue e linguaggi in codice per eludere i controlli. L’attenzione degli inquirenti si è spostata su alcuni dialoghi intercorsi tra le mogli dei protagonisti dell’inchiesta. In particolare, è emerso il nome di Doroteo Panaro, 59enne imprenditore e fratello di Silvana Panaro (quest’ultima indagata a piede libero insieme al marito Daniele Corvino). È importante sottolineare che Doroteo Panaro non risulta indagato nell’inchiesta e la sua posizione rimane quella di un soggetto estraneo ai fatti fino a prova contraria, nonostante il suo nome compaia nelle trascrizioni della Dda di Napoli. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso le intercettazioni ambientali e telefoniche, Maria Giuseppa Cantiello, moglie di Apicella e sorella di Salvatore Cantiello avrebbe fornito indicazioni a un’altra donna, Silvana Panaro (moglie di Daniele Corvino), su come ottenere risorse economi che facendo leva sulle disposizioni ricevute dal marito dal carcere. Per evitare di citare direttamente il boss Pasquale Apicella, i protagonisti utilizzavano frasi convenzionali.
In un passaggio chiave, Silvana rassicura l’interlocutrice spiegando che il marito non avrebbe mai fatto esplicitamente il nome di Pasquale durante le chiamate dal penitenziario: “Quello non dice vai da Pasquale… quello dice: figliola vai da Zio Dor, vai da tuo fratello”. Il riferimento, secondo la polizia giudiziaria, sarebbe proprio all’imprenditore Panaro, indicato come punto di riferimento per le necessità economiche del gruppo. L’inchiesta getta luce anche sulla figura di Pasquale Apicella e sulla sua rapidità nel riprendere il comando dopo una detenzione lunghissima. Uscito di prigione nel 2021, dopo aver scontato ben 24 anni di reclusione, il boss non avrebbe perso tempo per riallacciare i rapporti con le figure apicali della criminalità organizzata locale. Dalle indagini emergerebbe che la residenza della suocera di Apicella fosse diventata il quartier generale per summit di alto livello. È qui che il boss avrebbe incontrato esponenti di spicco come Picca, De Santis e Zaccariello, capi delle diverse fazioni dei Casalesi, per ridisegnare le strategie del clan sul territorio. Incontri riservati, protetti dalle mura domestiche, che testimoniano la persistente vitalità della camorra nonostante i lunghi periodi di detenzione.



















