Caso Bonuglia, la Procura chiude l’inchiesta. A rischiare il processo adesso sono in ventisei

A due carabinieri contestata la rivelazione di atti riservati a una dipendente del comando vigili

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David Bonuglia, Virgilio Pacifico e Mario Pacifico

MONDRAGONE – È stato David Bonuglia il perno dell’indagine. È intorno alla sua figura che si è sviluppata la complessa attività investigativa, condotta dai carabinieri, tesa a far luce su quella che la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha ritenuto una gestione non propriamente corretta del comando dei vigili urbani, negli anni in cui a guidarlo c’era proprio il 63enne di Olevano Romano.
E se per lui, Bonuglia – l’ormai ex comandante – sono scattati l’arresto (di recente, su istanza del suo legale Luigi Iannettone, è passato dai domiciliari all’obbligo di dimora) e il decreto di giudizio immediato, per gli altri coinvolti nella stessa inchiesta – tutti a piede libero – solo nelle scorse ore i pm Maria Alessandra Pinto e Daniela Pannone hanno dichiarato conclusa l’indagine preliminare, aprendo così le porte all’eventuale richiesta di processo (che dovrà passare – a differenza che per Bonuglia – per l’udienza preliminare).
Alcuni nomi erano già emersi in occasione della richiesta di arresto per l’ex comandante avanzata dalla Procura guidata da Pierpaolo Bruni (e accolta dal gip a seguito di interrogatorio preventivo). A quell’elenco, che contava complessivamente 21 indagati, adesso se ne aggiungono altri cinque. E tra questi figurano due carabinieri: Fabrizio De Battista, comandante della stazione di Mondragone, e Fulvio Alfonso Tramparulo, accusati di rivelazione di segreti d’ufficio.

Secondo l’ipotesi accusatoria – che dovrà essere valutata e verificata nel corso dell’eventuale processo – i due militari, delegati a un’attività d’indagine della Procura, avrebbero divulgato il contenuto di atti riservati a una dipendente del comando vigili (non indagata). Questa, a sua volta, avrebbe riferito tali informazioni proprio a Bonuglia, all’epoca comandante della polizia municipale di Mondragone. Al centro della vicenda vi sarebbe la denuncia presentata da Antonio Di Nardo, predecessore di Bonuglia alla guida dell’ente.
È bene ribadirlo: si tratta di ricostruzioni formulate dalla Procura. Ogni profilo, adesso che l’attività di indagine è stata dichiarata terminata, dovrà essere analizzato in sede processuale, e chi affronterà il dibattimento avrà modo di dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati.
L’intera inchiesta – che ora rischia di portare a processo 26 persone – è stata condotta proprio dai carabinieri, in particolare dal Reparto territoriale di Mondragone e dal Nucleo investigativo di Caserta. E il fatto che, sulla base delle tesi investigative, siano emerse presunte condotte illecite di loro stessi colleghi – fermo restando che ogni addebito è da dimostrare – non può che essere considerato un segnale di profondo senso di responsabilità: la volontà di far emergere eventuali irregolarità, anche quando a esserne coinvolti sarebbero appartenenti all’Arma. Una sorta di ‘anticorpo’ che si è attivato per tutelare la legalità e il corretto operato dei carabinieri.

Sul coinvolgimento nell’inchiesta dei due carabinieri è intervenuto anche il colonnello Manuel Scarso, comandante provinciale dell’Arma a Caserta. “Siamo ancora nella fase delle indagini preliminari e, nel nostro ordinamento, ogni individuo è presunto innocente fino a prova contraria, che indossi o meno una divisa. Bisogna dare loro il diritto di difesa. Tengo a evidenziare che è stata la stessa Arma dei carabinieri – ha sottolineato l’ufficiale – a intervenire immediatamente, avviando gli approfondimenti necessari non appena sono stati rilevati comportamenti anomali. Ciò conferma la capacità dell’istituzione di attivare i propri anticorpi interni per garantire legalità, trasparenza e ricerca della verità, anche quando si tratta di appartenenti all’istituzione”.

Accanto a Bonuglia, la cui posizione è stata stralciata (per il giudizio immediato), e ai due carabinieri, risultano indagate altre 23 persone. Sono: Giuseppe Piazza, 56enne; Luigi Piazza, 39enne; Amedeo Aldo Papa, 51enne; Armando Marco Pacifico, 33enne, attuale vicesindaco (tutti di Mondragone); Francesco Verrazzo, imprenditore 76enne di Capua; Luigi Nappo, 58enne di Cellole; Martina Grieco, 32enne; Alfredo Nerone, 23enne; Rossella Gentile, 36enne (anche loro di Mondragone); Gianmarco Della Paolera, 37enne di Piedimonte Matese; Alessandro Buttarelli, 47enne di Olevano Romano; Daniele Basso, 44enne di Subiaco; Virgilio Pacifico, 63enne, ex sindaco di Mondragone; Paolo Ceraldi, 43enne di Mondragone; Maurizio Treglia, 47enne di Formia; Giovanni Taglialatela, 33enne; Salvatore Andrea De Filippo, 33enne; Lorenzo Piazza, 21enne; Aldo Gravante, 24enne; Francesco Sorrentino, 37enne; Ludovico De Lisa, 24enne (tutti di Mondragone); Francesco Antignano, 33enne di Giugliano in Campania; Davide Amati, 39enne di Sessa Aurunca.
A vario titolo, vengono contestati reati come lesioni, abuso edilizio e invasione di edifici (ipotesi legate alla trasformazione di un’ala del comando dei vigili in un alloggio privato che Bonuglia avrebbe utilizzato), falso, calunnia, concussione (la presunta ‘spedizione’ dei vigili contro l’Asl, che aveva effettuato un’ispezione al comando) e peculato (l’uso di mezzi e risorse – in particolare le auto dei vigili urbani – per fini privati).

Uno dei filoni dell’inchiesta riguarda anche l’esecuzione di sei attraversamenti pedonali realizzati ad aprile 2021, appalto che avrebbe generato – dice la Procura – un’ipotesi di corruzione.

Stando all’accusa, l’allora consigliere comunale Armando Marco Pacifico, oggi vicesindaco, avrebbe inviato a Bonuglia alcuni messaggi riguardanti il preventivo per i dossi e la foto del biglietto da visita della ditta di Francesco Verrazzo, indicandolo come referente. In questo modo, sempre secondo la Procura, avrebbe assunto un ruolo determinante nella scelta dell’impresa poi incaricata da Bonuglia.
E proprio Bonuglia – ipotizzano ancora i pm – sarebbe stato ricambiato da Verrazzo con la consegna di una cucina del valore di 1.316 euro. Dove sarebbe finita? Negli alloggi che l’ex comandante si era fatto realizzare al primo piano del comando di via Duca degli Abruzzi, ritenuti dagli investigatori una sorta di abitazione privata abusivamente ricavata. In sintesi, secondo l’accusa, Bonuglia, su impulso di Pacifico, avrebbe affidato a Verrazzo lavori per circa 82mila euro e da lui avrebbe ricevuto in cambio forniture e opere nell’alloggio ricavato al comando.

È doveroso sottolineare che Bonuglia, i due carabinieri e tutti gli altri 23 indagati sono da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Non è escluso che il futuro iter giudiziario possa dimostrare la loro estraneità rispetto alle condotte oggi contestate dalla Procura.

Caduta in strada o in caserma? L’annotazione finisce sotto accusa

MONDRAGONE (gt) – Non è solo l’ipotesi di rivelazione di segreti d’ufficio – emersa nell’indagine che ruota intorno all’ex comandante dei vigili urbani David Bonuglia – a tirare in ballo il comandante della stazione carabinieri di Mondragone. Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, il sottufficiale Fabrizio De Battista sarebbe implicato anche in un’altra vicenda (che dovrà comunque essere verificata in un eventuale processo).

La contestazione a cui facciamo riferimento riguarda un presunto falso in atto pubblico legato a una richiesta di risarcimento presentata al Comune di Mondragone nel gennaio 2023. Secondo l’accusa, De Battista – insieme a Bonuglia e agli agenti della municipale Giovanni Taglialatela e Francesco Sorrentino – avrebbe costruito una versione non veritiera per far risultare che un suo congiunto si fosse ferito cadendo in una buca stradale in via Venezia, e non – come sostiene la Procura – all’interno della caserma.

La vicenda ruota attorno a un’annotazione di servizio redatta il 9 ottobre 2022 dai vigili Taglialatela e Sorrentino e protocollata da Bonuglia il giorno successivo. L’atto riportava i dati trasmessi da De Battista via WhatsApp: foto delle buche, generalità, data e orario dell’evento. Secondo gli inquirenti, però, quel sopralluogo non sarebbe mai avvenuto: Sorrentino era assente per ferie e Taglialatela era in servizio di pattuglia con altri colleghi.

La Procura ipotizza che De Battista abbia agito come ‘determinatore’, Bonuglia come ‘organizzatore’ e i due agenti come ‘esecutori’, producendo un documento destinato a sostenere una richiesta di risarcimento basata su fatti – secondo la tesi accusatoria – non corrispondenti al vero.

Si tratta, è bene ribadirlo, di ipotesi investigative che necessitano del vaglio del giudice. Tutti gli indagati restano innocenti fino a eventuale sentenza definitiva e avranno modo di chiarire la propria posizione nelle sedi competenti.

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