Castel Volturno, compravendita di voti alle Comunali: una ragazza rifiuta i soldi e denuncia

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Giulio Natale e Michele Cantone
Giulio Natale e Michele Cantone

CASTEL VOLTURNO – Non il confronto sui programmi, né la capacità di amministrare, ma l’acquisizione del consenso attraverso offerte di denaro, promesse e pressioni. È questo il cuore dell’inchiesta condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere sulle elezioni comunali del giugno 2024, che vede coinvolto il sindaco Pasquale Marrandino. Un’indagine che prende le mosse anche dalle denunce degli avversari politici dell’attuale primo cittadino e che, secondo gli inquirenti, ricostruisce un sistema organizzato per orientare il voto. A dare l’impulso decisivo agli accertamenti è stato l’ex sindaco Luigi Petrella, oggi esponente dell’opposizione in consiglio comunale. Durante la campagna elettorale Petrella denunciò pubblicamente l’esistenza di una presunta compravendita di voti, soprattutto nell’area di Pinetamare. Nelle dichiarazioni poi rese ai carabinieri, l’ex primo cittadino ha riferito di essere venuto a conoscenza di audio e segnalazioni che parlavano di
offerte di denaro, buste della spesa e pagamento di utenze in cambio della preferenza elettorale. Da quelle denunce, formalizzate a ridosso
del voto, è partito il lavoro investigativo del Nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta, coordinati dai pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone. Uno degli episodi chiave riguarda il tentativo di corruzione elettorale ai danni di A.L., residente a Pinetamare.

La donna, sentita come persona informata sui fatti, ha riferito di essere stata avvicinata da Michele Cantone, 40 anni, che le avrebbe offerto 50 euro in cambio del voto per Giulio Natale, lasciandole anche un fac-simile della scheda elettorale con le indicazioni delle preferenze. A.L. ha spiegato di aver rifiutato la proposta e di aver avvertito familiari e conoscenti, consegnando agli investigatori screenshot di messaggi, contatti telefonici e la foto del materiale elettorale ricevuto. Secondo quanto emerge dagli atti di indagine, Cantone avrebbe tentato di estendere la proposta anche alla madre della donna e si sarebbe mosso nei giorni precedenti al voto parlando con altri residenti della zona. Gli investigatori sottolineano inoltre la presenza dell’uomo nei pressi dei seggi elettorali durante le operazioni di voto. A rafforzare il quadro, per l’accusa, ci sono i tabulati telefonici, che mostrano numerosi contatti tra Cantone e i candidati Giulio Natale e Daniela Pisanelli (non indagata) nel periodo immediatamente precedente alle elezioni.

L’inchiesta su Marrandino, però, non si esaurisce in un unico filone. Sono infatti tre i tronconi investigativi che, allo stato, ruotano attorno al
sindaco di Castel Volturno. Il primo riguarda la presunta corruzione per incarichi professionali, con al centro i rapporti tra Marrandino e Daniele De Caprio, in relazione ad affidamenti tecnici contestati dalla Procura. Il secondo filone è quello più ampio sulla ipotizzata associazione finalizzata alla corruzione elettorale, che vedrebbe coinvolti, oltre a Marrandino, il vicesindaco Giulio Natale, Michele Cantone e Michele Antolini, 37 anni, ritenuti – a vario titolo operativi sul territorio per l’acquisizione illecita del consenso. Il terzo filone riguarda ancora la corruzione elettorale, ma si concentra su episodi specifici successivi al voto. Da un lato l’assessore Andrea Scalzone, in relazione a un affidamento per uno shooting video al professionista Salvatore Marcello; dall’altro ancora il vicesindaco Giulio Natale, per un affidamento all’imprenditore Nino Rao.

Un mosaico complesso, costruito su denunce, dichiarazioni e accertamenti tecnici, che per la Procura delineerebbe un sistema di gestione del consenso e degli incarichi ben oltre il normale confronto politico. La ricostruzione degli inquirenti resta, allo stato, una tesi accusatoria che dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti. Il sindaco Pasquale Marrandino e gli altri indagati sono da ritenere innocenti fino a eventuale sentenza di condanna irrevocabile. Dopo la notizia dell’apertura di un terzo filone d’indagine a suo carico, Marrandino ha scelto di rompere il silenzio con una lunga nota, rivendicando rispetto per le istituzioni e fiducia nel lavoro della magistratura. Il primo cittadino parla di accuse nate da denunce e segnalazioni presentate dagli avversari politici subito dopo le elezioni del 2024, sostenendo che in molti casi si tratterebbe di ‘vox populi’ e non di fatti, con conversazioni e messaggi che sarebbero stati, a suo dire, strumentalizzati. Il sindaco respinge l’idea di un “terremoto giudiziario” fondato su elementi solidi e punta il dito contro una ristretta cerchia di soggetti che non avrebbe accettato l’esito delle urne. Allo stesso tempo ribadisce di non voler mettere in discussione l’operato degli inquirenti e assicura di voler andare avanti, continuando a guidare la città e a difendersi nelle sedi opportune.

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