Certificati medici falsi per l’invalidità a Casal di Principe: una regia familiare dietro al ‘sistema’

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Vincenzo e Gianluca Simeone
Vincenzo e Gianluca Simeone

CASAL DI PRINCIPE – Se gli inquirenti parlano di un vero e proprio “sistema” è perché, secondo l’accusa, la produzione di certificati medici falsi finalizzati al riconoscimento dell’invalidità civile – anche a favore di persone che non ne avrebbero avuto diritto – non sarebbe stata episodica. Non uno o pochi casi isolati, ma una condotta ritenuta stabile e organizzata nel tempo. L’indagine della Guardia di Finanza, che ha portato alla richiesta di 25 misure cautelari, avrebbe ricostruito 38 episodi tra il 2020 e il 2022, tutti inseriti – stando alla tesi della Procura – in un meccanismo ripetuto e strutturato.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un Centro di assistenza fiscale di via Circumvallazione, a Casal di Principe, gestito da Vincenzo Simeone, indicato come punto di riferimento del presunto sistema. Accanto a lui avrebbero operato i fratelli Riccardo e Gianluca Simeone, ritenuti i factotum dell’organizzazione e impegnati nella gestione delle pratiche. Un ruolo chiave avrebbe avuto anche Iolanda Di Caterino che, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbe occupata di reperire i certificati medici ritenuti falsi, poi utilizzati per orientare le valutazioni tecniche verso il riconoscimento dell’invalidità civile in favore dei richiedenti seguiti dal Caf.

Nell’inchiesta compaiono inoltre gli avvocati Andrea Cantiello, Antonio Cantile e Giuseppe Fabozzi, che avrebbero raccolto i mandati dei richiedenti e seguito le procedure presentate all’Inps per ottenere le prestazioni assistenziali. Per i sette indagati ritenuti parte dell’associazione, la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari. Il gip del Tribunale di Napoli Nord, Pia Sordetti, ha fissato gli interrogatori preventivi e ascolterà le difese prima di decidere sull’eventuale emissione delle misure cautelari. I primi interrogatori sono in programma dal 9 marzo. Tutti gli indagati restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna e l’eventuale processo potrà anche accertarne l’estraneità ai fatti contestati.

Se l’impianto accusatorio dovesse trovare conferma, vicende di questo tipo finirebbero inevitabilmente per incidere sull’intero sistema previdenziale. I presunti accessi indebiti alle prestazioni assistenziali rappresentano infatti un costo che ricade sulla collettività e contribuisce a irrigidire i controlli. Un meccanismo che, per certi versi, richiama quanto avviene nel settore delle assicurazioni automobilistiche, dove il peso delle frodi registrate in alcune aree del Paese incide sull’aumento dei premi pagati dagli utenti onesti. Allo stesso modo, le verifiche sempre più stringenti adottate dall’Inps potrebbero essere lette anche come una risposta a condotte ritenute non lecite, con effetti che finiscono per coinvolgere indistintamente tutti i cittadini che accedono alle procedure.

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