CASAL DI PRINCIPE – Le propaggini del clan Schiavone arriverebbero fino in Spagna. A tracciare questo asse è stato Vincenzo D’Angelo, alias “Biscottino”, genero del boss Francesco Bidognetti e collaboratore di giustizia da quasi quattro anni. È lui ad aver chiamato in causa Giuseppe Del Vecchio, detto “Mandarino”, nel racconto reso ai magistrati dell’Antimafia sul meccanismo delle frodi informatiche con base proprio nella penisola iberica. Secondo il pentito, il sistema degli “svuotaconto” – fatto di sim clonate, sms di phishing e conti correnti prosciugati – avrebbe garantito denaro anche alla fazione Bidognetti, alla quale sarebbe andato il 40 per cento dei proventi. Sempre secondo D’Angelo, però, quello delle frodi informatiche sarebbe stato inizialmente un affare gestito soprattutto dagli Schiavone, anche attraverso lo stesso Del Vecchio. Va chiarito che quest’ultimo non compare tra i 24 indagati dell’inchiesta della Dda che tre giorni fa ha portato agli arresti di Pasquale Corvino e Angela Turco Cirillo per riciclaggio dei proventi delle frodi, ma le dichiarazioni del collaboratore lo chiamano comunque in causa.
Il pentito ha raccontato che Mandarino, trasferitosi tra Alicante e Tenerife, avrebbe gestito per conto degli Schiavone – e in particolare di Ivanhoe, figlio del capoclan Francesco Schiavone Sandokan – le attività degli “svuotaconto” insieme a due soggetti di Villa Literno e a un altro truffatore residente a Tenerife. Naturalmente si tratta di dichiarazioni tutte da verificare, così come la Dda ha fatto rispetto alla fazione Bidognetti. Intanto però l’indagine della Guardia di finanza, coordinata dal pm Vincenzo Ranieri, avrebbe fatto emergere – secondo l’accusa – anche relazioni dirette tra Angela Turco Cirillo e lo stesso Del Vecchio. Le intercettazioni e gli accertamenti bancari avrebbero infatti documentato contatti personali e rapporti diretti tra i due, inseriti nel contesto dell’organizzazione dedita alle frodi informatiche.
Gli investigatori hanno ricostruito in particolare un soggiorno a Tenerife tra dicembre 2023 e gennaio 2024, durante il quale Pasquale Corvino, la compagna Angela Turco Cirillo e diversi familiari avrebbero trascorso le festività natalizie proprio insieme a Del Vecchio e alla sua famiglia. A confermarlo sono diverse conversazioni intercettate dalle quali emergono incontri, spostamenti comuni e frequentazioni stabili. In una telefonata, Turco Cirillo si presenta a un tassista dell’isola come “la cugina di Peppe di Tenerife”; a intervenire nella conversazione è lo stesso Peppe, che parla direttamente con l’autista organizzando gli spostamenti. Un dettaglio che per gli investigatori confermerebbe l’identificazione di quel “Peppe” proprio con Giuseppe Del Vecchio, stabilmente residente sull’isola.
Ulteriori riscontri arrivano da dialoghi tra la Turco Cirillo e alcuni familiari, nei quali si fa riferimento alla moglie di Del Vecchio, ai figli e al lungo periodo trascorso in carcere dall’uomo prima del trasferimento in Spagna. Elementi che coincidono con il profilo di Del Vecchio, ritenuto vicino alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi. Il nome di Mandarino, tuttavia, non è nuovo nelle carte delle recenti inchieste antimafia. La sua figura era emersa anche in un’altra indagine della Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, condotta dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, che aveva acceso i riflettori sui movimenti di Emanuele Libero Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone Sandokan.
I militari stavano monitorando il giovane rampollo del clan – rientrato nell’agro aversano dopo quasi dodici anni di carcere – per il timore di un suo possibile ritorno nelle dinamiche criminali. Tra le prime persone che Schiavone incontrò dopo il rientro a Casal di Principe compariva proprio Giuseppe Del Vecchio. Il 16 aprile 2024, praticamente il giorno successivo alla scarcerazione di Emanuele Libero dal carcere di Siracusa, i carabinieri registrarono un incontro tra i due nell’abitazione di via Bologna. Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, Del Vecchio avrebbe invitato il giovane a muoversi con cautela, spiegando di aver già parlato con altre persone pronte a sostenere un nuovo progetto criminale.
Nel corso della conversazione sarebbe stato fatto anche il nome di Gaetano Diana, detto “’o Chiatto”, figlio di Elio Diana – storico esponente del clan – e cognato del boss Francesco Schiavone detto Cicciariello. Schiavone junior avrebbe sottolineato che, per tornare a fare “il soldato”, Diana – che sta affrontando in appello un processo per associazione finalizzata allo spaccio con l’aggravante mafiosa, dopo l’assoluzione in primo grado – avrebbe dovuto mantenere una condotta di vita più rigorosa per restare lucido. Secondo gli inquirenti, questi elementi delineerebbero i primi movimenti di una possibile riorganizzazione della cosca, poi fermata con il nuovo trasferimento in carcere di Emanuele Libero Schiavone.
Questo spaccato investigativo è confluito nell’inchiesta che ha portato all’arresto e alla successiva condanna di Schiavone junior e di Francesco Reccia, figlio di Oreste Reccia, detto “Recchie ’e lepre”, altro esponente di spicco del clan dei Casalesi. I due sono stati ritenuti responsabili di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo con l’aggravante mafiosa.



















