Clan dei Casalesi, dall’affare rifiuti all’immobiliare: il business sull’ex cinema a Genova

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Ivano Balestriere, Alfonso Ottimo e Filippo Capaldo
Ivano Balestriere, Alfonso Ottimo e Filippo Capaldo

FRIGNANO – Non solo supermercati. Nell’inchiesta della Dda di Napoli sul clan Zagaria prende corpo una rete di investimenti che, secondo l’accusa, si sarebbe spinta ben oltre il commercio alimentare, toccando il settore dei rifiuti, l’immobiliare e operazioni anche fuori regione. Al centro della ricostruzione dei carabinieri del Ros, coordinati dai pm Maurizio Giordano e Andrea Mancuso, c’è un sistema di società e rapporti economici che avrebbe avuto nella Isvec, ditta riconducibile a Ivano Balestriere, imprenditore ischitano attivo nell’igiene urbana, uno snodo cruciale. È proprio da qui che, a detta degli investigatori, si sviluppano trattative e progetti che arrivano fino a Genova.

Ed è nel capoluogo ligure che emerge uno dei passaggi più curiosi dell’inchiesta: l’operazione sull’ex cinema Alcione. Stando alla ricostruzione accusatoria, Balestriere e Alfonso Ottimo – ritenuto vicino all’orbita dei Capaldo, nipoti del capoclan Michele Zagaria – avrebbero condiviso una vera e propria joint venture imprenditoriale. Nelle conversazioni intercettate i due parlano apertamente della ‘questione di Genova’, da chiudere e far partire, contando anche su un possibile finanziamento bancario.

Il progetto prevedeva la trasformazione dell’immobile in 60 box e 21 appartamenti, con tanto di oneri di concessione e polizza fideiussoria da predisporre. Gli aggiornamenti sull’operazione si susseguono nei mesi successivi e, ancora una volta, gravitano attorno agli uffici della Isvec di Vitulazio. A metà settembre si discute già delle maestranze da impiegare nel cantiere ligure. A ottobre, invece, Ottimo si attiva per reperire carpentieri e contatti sul posto, fino a raccogliere disponibilità da imprenditori campani.

In una delle conversazioni captate, inoltre, Balestriere legge una comunicazione del Comune di Genova relativa agli oneri di concessione e riferisce che la licenza sarebbe stata ottenuta a nome della Isvec, ipotizzando poi un successivo subappalto dei lavori. Attorno a questo episodio, gli investigatori collocano un sistema più ampio. La Edil World srl, pur non formalmente inserita nella holding riconducibile ai Balestriere, viene indicata come parte degli affari condivisi in alcuni casi con Ottimo, come dimostrerebbe anche la manifestazione d’interesse per l’acquisto del capannone della Socove srl a Casapulla, immobile da 2,5 milioni di euro.

Nelle carte emergono anche ulteriori elementi: la partecipazione nella Sannio Brake srl, interessi in Serbia attraverso la Balestriere Group d.o.o. e movimenti di denaro su conti esteri. Tutti tasselli che, nella lettura della Dda, delineano una strategia di espansione economica ben oltre i confini locali. È questo il punto che segna il salto di qualità: una presunta rete di interessi che non si fermava ai market, ma che avrebbe cercato spazio nell’edilizia, nella finanza e nel business dei rifiuti, con la Isvec indicata come centro operativo di più operazioni.

L’indagine sul clan Zagaria ha portato nei giorni scorsi all’esecuzione, su ordine del gip Fabio Provvisier, di 23 misure cautelari. Tra gli arrestati ci sono lo stesso Balestriere, ai domiciliari con l’accusa di impiego di denaro di provenienza illecita, e Ottimo, che risponde dello stesso reato ma anche di estorsione e trasferimento fraudolento di beni. Un’attività investigativa ampia che ha toccato anche i settori della droga e dell’usura.

Va precisato che, allo stato, ad eccezione della posizione Isvec, non risultano misure cautelari o di prevenzione a carico della Edil World e delle altre società citate. L’episodio del business ligure, legato all’ex cinema, non rientra tra le contestazioni mosse agli indagati dalla Dda. Ottimo, Balestriere e gli altri indagati sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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