Clan dei Casalesi, gli “affari di famiglia” contesi tra Schiavone e Bidognetti: droga e gioco d’azzardo

È possibile che Emanuele Libero Schiavone, tornato a Casal di Principe ad aprile dopo 12 anni di carcere, avendo preso le distanze dalla scelta fatta dal padre in queste settimane abbia tentato di reinserirsi nei business criminali.

Ivanhoe Schiavone e Gianluca Bidognetti
Ivanhoe Schiavone e Gianluca Bidognetti

Potrebbe essere il controllo dello smercio dei narcotici la causa dei recenti raid di piombo e del riaccendersi di una vecchia ruggine tra gli Schiavone e i Bidognetti. È possibile che Emanuele Libero Schiavone, tornato a Casale lo scorso aprile, dopo aver scontato in cella circa 12 anni, avendo preso le distanze dalla scelta fatta dal padre, in queste settimane abbia tentato di reinserirsi nei business criminali ancora attivi sul territorio, in particolare lo spaccio di stupefacenti e il gioco (quello online, le slot, ma anche le bische). Questo in considerazione del fatto che il fratello Ivanhoe non avrebbe avuto la forza e la capacità per farlo.

Tuttavia queste pretese non avrebbero fatto breccia in chi ora, con quasi tutti i pezzi da novanta in cella o pentiti, si è ritrovato ad avere un ruolo di rilievo nel crimine. E tali soggetti avrebbero risposto alle istanze del figlio del capoclan con i due raid di piombo: uno nella piazza che Emanuele Libero solitamente frequenta, e l’altro che ha puntato proprio alla sua abitazione. Gli investigatori adesso, coordinati dalla Dda di Napoli, stanno continuando a lavorare.

Giovedì scorso nel corso di un’operazione dei carabinieri proprio nell’ambito della faida tra le due cosche hanno arrestato un giovane e ne hanno denunciati altri due. Giorgio Monaco, probabilmente per evitare di essere perquisito dai carabinieri, ha provato a fuggire. Tuttavia, le forze dell’ordine sono riuscite a bloccarlo dopo un breve inseguimento. Aveva cercato di far perdere le sue tracce raggiungendo il tetto di un’abitazione di via Taormina, ma è stato raggiunto e ammanettato.

Giorgio Monaco lo scorso mese di ottobre è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, dopo aver aggredito proprio dei carabinieri, ricevendo una pena di 8 mesi di reclusione. Due anni prima era stato condannato anche per ricettazione di un’arma da sparo, reato di cui si era reso protagonista nel 2019. Durante l’arresto di qualche giorno fa, Monaco era stato trasportato anche in ospedale. In tarda serata è stato riaccompagnato in caserma insieme agli altri due ragazzi fermati. I carabinieri hanno anche perquisito diverse abitazioni nella zona in cui sono stati bloccati i giovani: si tratta di immobili situati in via Taormina, una traversa di viale Europa.

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