NAPOLI – Il clan Contini voleva arrivare anche all’ospedale Cardarelli, dopo essersi infiltrato al San Giovanni Bosco. Ma gli investigatori sono stati più veloci. È quanto emerge dall’ordinanza firmata dal gip Ivana Salvatore, che ricostruisce nel dettaglio i ruoli che gli indagati avrebbero avuto nell’inchiesta e che ha portato a quattro arresti. Decine di intercettazioni e le dichiarazioni di ventuno collaboratori di giustizia hanno consentito di delineare il piano espansionistico della cosca del Vasto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il perno di questo progetto sarebbe stato Maurizio Scapolatiello, imprenditore nel settore delle ambulanze, indicato come una sorta di braccio operativo del clan all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco.
L’altro ieri i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Salvatore De Rosa, 59 anni, del fratello Pietro De Rosa, 47 anni (attualmente irreperibile), di Maurizio Scapolatiello, 50 anni, e di un avvocato incensurato, Salvatore D’Antonio, 51 anni, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per i primi tre il gip ha invece escluso l’aggravante camorristica.
Stando agli atti, Scapolatiello, attraverso il controllo delle ambulanze, avrebbe garantito favori al clan Contini all’interno del San Giovanni Bosco. Dall’Asl, nella giornata di ieri, è arrivata una precisazione: «In merito alle ultime notizie circolate circa gli arresti effettuati per attività illecite condotte nel presidio ospedaliero della Asl Napoli 1 Centro, si precisa che detti arresti sono l’epilogo di indagini avviate negli anni 2019 e 2020», si legge in una nota. «Tutto il personale del presidio ospedaliero San Giovanni Bosco sta operando in piena continuità senza alcuna problematica. La Direzione strategica della Asl comunica inoltre di aver pianificato un potenziamento della struttura».
Buona parte dell’ordinanza cautelare analizza le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni telefoniche. In una conversazione captata dai carabinieri, Scapolatiello raccontava di aver appreso da «un compagno loro», indicato come “dottore”, della possibilità di «salire al Cardarelli». Secondo la Procura, il riferimento sarebbe alla richiesta di autorizzazione avanzata a esponenti del clan Contini, che avrebbero dovuto aprirgli la strada verso l’ospedale collinare.
Al centro dell’inchiesta anche ricoveri indebiti, certificazioni false e trasporti illegali di defunti. Il bilancio dell’operazione è di quattro arresti e 75 indagati. Secondo gli investigatori, il clan riusciva a controllare bar, buvette e distributori automatici all’interno dell’ospedale. Sul piano economico un ruolo centrale sarebbe stato svolto anche da Salvatore e Pietro De Rosa. Il controllo si estendeva inoltre al settore del soccorso: tramite il sistema delle ambulanze il clan avrebbe tentato di espandersi anche al Cardarelli, senza riuscirci.
L’inchiesta ha documentato un sistema di favoritismi al San Giovanni Bosco tra il 2019 e il 2020. Con la complicità di personale sanitario e parasanitario, persone vicine ai Contini e ai gruppi alleati avrebbero ottenuto ricoveri e prestazioni mediche violando liste d’attesa e procedure di accesso. Chi provava a opporsi sarebbe stato messo a tacere con minacce e violenze, garantendo così un controllo, almeno parziale, sulle corsie. Il quadro accusatorio è articolato. A vario titolo, gli indagati rispondono di associazione mafiosa e corruzione, falsità ideologica in atti pubblici e false dichiarazioni, estorsione, usura e riciclaggio, accesso abusivo a sistemi informatici e trasferimento fraudolento di valori.



















