Colpo al clan dei Casalesi. Trovati due fusti interrati pieni di armi

Sequestrati fucili, pistole e lanciarazzi. Per gli investigatori sono del clan dei Casalesi. La scoperta degli agenti in un’area agricola

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Le armi sequestrate dalla polizia di Stato
Le armi sequestrate dalla polizia di Stato trovate in un'area agricola tra Castel Volturno e Giugliano

CASTEL VOLTURNO– Spacciano droga, impongono estorsioni, intercettano appalti e servizi pubblici senza sparare un colpo: è così che oggi si muovono ampi settori della criminalità organizzata casertana, sempre più orientata ad agire in silenzio, mimetizzandosi nei circuiti dell’economia legale. Dopo le stagioni di sangue degli anni Ottanta, Novanta e dei primi Duemila, i clan – a partire da quelli riconducibili all’area dei Casalesi – hanno cambiato pelle, puntando sull’inabissamento e sulla capacità di apparire invisibili. Un po’ come nel celebre paradosso secondo cui il diavolo compie il suo inganno più grande quando convince di non esistere. Eppure, sotto questa superficie apparentemente quieta, la forza militare non è mai davvero scomparsa. Lo dimostra il clamoroso ritrovamento avvenuto sul litorale domizio, in un’area al confine tra Castel Volturno e Giugliano, dove la polizia ha scoperto un vero e proprio arsenale sotterraneo, nascosto nel terreno e pronto all’uso.

L’operazione è scattata nell’ambito dei servizi di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata messi in campo dalla Questura di Caserta. Gli agenti della Squadra mobile, diretti da Massimiliano Russo, al termine di una intensa attività info-investigativa, hanno individuato un fondo – formalmente di proprietà dello Stato – dove, secondo gli elementi raccolti, sarebbe stato occultato un deposito di armi riconducibile all’area d’influenza del clan dei Casalesi.

Le attività di scavo, effettuate anche con l’ausilio di un escavatore e di sofisticati metal detector in dotazione alla Polizia di Stato, hanno portato alla luce una vera e propria ‘Santa Barbara’: tre lanciarazzi anticarro, una mitraglietta, quattro fucili d’assalto, una carabina di precisione, un fucile a pompa e otto pistole – sia revolver che semiautomatiche – tutte perfettamente funzionanti, oltre a circa 600 munizioni di vario calibro (nelle foto). I lanciarazzi sono stati immediatamente fatti brillare dagli artificieri intervenuti sul posto. Un arsenale che restituisce l’immagine di una capacità offensiva tutt’altro che residuale, una riserva nascosta pronta a riemergere in caso di necessità. Sebbene sia prematuro attribuire formalmente le armi a uno specifico gruppo criminale, il contesto territoriale e investigativo consente di collocare il ritrovamento nell’area storicamente controllata dalle cosche attive tra il Casertano e l’hinterland nord di Napoli. Le armi sequestrate sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria, che dovrà accertarne la provenienza, individuare i detentori e verificare un eventuale utilizzo in precedenti fatti di sangue.

L’intervento, coordinato dalla Questura guidata da Andrea Grassi, rappresenta un colpo rilevante a un sistema criminale che, pur avendo scelto da tempo la via della corruzione, degli affari e delle relazioni sommerse, continua a conservare una pericolosa forza di fuoco latente. Una conferma ulteriore che la criminalità organizzata, anche quando non spara, resta pienamente operativa e pericolosa.

Arsenali nascosti sul Litorale, una scia che non si ferma

Non è un episodio isolato. Il ritrovamento dell’arsenale nascosto nel litorale domizio si inserisce in una lunga scia di sequestri che, negli ultimi anni, hanno restituito l’immagine di un territorio ancora segnato dalla presenza di depositi d’armi pronti all’uso. Un copione che si ripete e che fa pensare a una strategia consolidata: occultare gli arsenali sottoterra o in luoghi apparentemente anonimi, pronti a essere recuperati in caso di necessità.

Già nel 2022, sempre lungo il litorale, un’operazione della Squadra mobile di Caserta, supportata dall’allora posto fisso di Casapesenna, portò alla scoperta di un altro arsenale nascosto in fusti interrati nella zona di via Macedonia, in località Seoni. In quel caso vennero sequestrati una granata di fabbricazione ex Jugoslava, due kalashnikov, quattro pistole mitragliatrici – tre delle quali di marca Uzi – oltre a un fucile a pompa, un’arma semiautomatica e circa 300 cartucce di vario calibro. Per quel ritrovamento, lo scorso anno sono arrivate anche le condanne di primo grado nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili della custodia dell’arsenale. Tra questi figura il boss Carlino Del Vecchio, insieme a tre suoi cugini.

Più recente, invece, un altro episodio che conferma come il traffico e la disponibilità di armi restino una costante nell’area compresa tra il litorale casertano e l’hinterland nord di Napoli. All’inizio di dicembre, nell’ambito di controlli mirati della polizia di Stato, una vettura lasciata lungo una strada di confine è risultata essere un vero e proprio deposito mobile di armamenti (pistole e mitragliette perfettamente funzionanti, oltre a silenziatori e numerose cartucce).

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