NAPOLI – La lunga fuga è finita. Con un blitz chirurgico, scattato nel cuore della notte tra il 9 e il 10 aprile, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno messo le manette ai polsi di uno dei superlatitanti più ricercati e pericolosi d’Italia. L’uomo, capo indiscusso dell’omonimo e potente clan egemone nell’area metropolitana, era un fantasma dal 2025, da quando era riuscito a sottrarsi a un’ordinanza di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti e altri gravi reati.
L’operazione, definita “brillante” dalle più alte cariche istituzionali, è il culmine di un’indagine estenuante e complessa, coordinata con maestria dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Per oltre un anno, gli investigatori dell’Arma hanno lavorato nell’ombra, tessendo una tela invisibile attorno al boss. Un lavoro fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali, di pedinamenti estenuanti, di analisi dei flussi finanziari e, soprattutto, di una meticolosa attività di intelligence sul campo, volta a tagliare la fitta rete di fiancheggiatori e di coperture che ne garantiva la latitanza dorata.
Il cerchio si è stretto nelle ultime ore, quando i militari hanno avuto la certezza del nascondiglio. L’irruzione è stata rapida e decisa, non lasciando al latitante alcuna possibilità di fuga. Trovato in un appartamento apparentemente anonimo in una zona periferica, non ha opposto resistenza, colto di sorpresa dalla determinazione e dalla professionalità dei reparti speciali che hanno condotto l’assalto. La sua cattura segna un punto di svolta nella lotta dello Stato contro la criminalità organizzata campana. Il suo nome, infatti, figurava nell’elenco del Ministero dell’Interno che raccoglie i latitanti di massima pericolosità, un ristretto novero di criminali considerati una minaccia prioritaria per la sicurezza nazionale.
Immediato e sentito il plauso del Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha voluto esprimere “il più vivo apprezzamento al Comandante Provinciale e ai militari tutti dell’Arma dei Carabinieri”. Il Prefetto ha sottolineato come questo sia un “successo investigativo, frutto dell’instancabile lavoro sul campo e della straordinaria professionalità della Magistratura e dell’Arma dei Carabinieri”. Un ringraziamento speciale è stato rivolto alla DDA, motore propulsivo dell’inchiesta.
Questa operazione, ha proseguito il Prefetto, “riafferma con forza la presenza dello Stato sul territorio”. La cattura di un individuo di così “elevata pericolosità criminale” non è solo un atto dovuto per assicurarlo alla giustizia, ma rappresenta un segnale potentissimo per l’intera comunità, un’azione concreta che “restituisce ai cittadini un profondo senso di sicurezza e legalità”. Concludendo il suo intervento, Michele di Bari ha voluto rivolgere un pensiero “agli uomini e alle donne che hanno condotto l’indagine”, ringraziandoli “per la dedizione e il sacrificio quotidiano al servizio delle istituzioni”.
Ora, con il boss dietro le sbarre, si apre un nuovo capitolo investigativo. Il suo interrogatorio potrebbe svelare segreti, alleanze e dinamiche interne al sistema camorristico, offrendo agli inquirenti nuove, preziose piste per smantellare definitivamente la struttura criminale da lui capeggiata. La guerra non è finita, ma stanotte lo Stato ha vinto una battaglia fondamentale.


















