CASTEL VOLTURNO – La compravendita dei voti in occasione delle Comunali di Castel Volturno del 2024: un meccanismo strutturato e capillare, messo in piedi – sostiene la Procura di Santa Maria Capua Vetere – per inquinare la competizione democratica, fondato su un principio semplice. Quale? Offrire denaro e altre utilità agli elettori in cambio del loro sostegno.
È questo il cuore del nuovo filone d’indagine che ha riacceso i riflettori su Pasquale Marrandino, già coinvolto in un’altra inchiesta, tuttora in corso, sulla presunta corruzione legata ad affidamenti tecnici e ai rapporti con l’ingegnere Daniele De Caprio di Cancello ed Arnone.
Questa volta l’attenzione degli inquirenti è concentrata, come detto, sulla campagna elettorale del 2024 – primo turno dell’8 e 9 giugno e ballottaggio del 24 giugno – e su un presunto sistema di scambio tra utilità e “pacchetti” di preferenze. Nell’ambito di questo fascicolo, i pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone hanno disposto perquisizioni locali, personali e informatiche, con sequestro di dati, documenti e dispositivi.
Le attività investigative mirano a fare luce su due filoni distinti. Il primo, ormai noto, ha già portato alla conclusione dell’inchiesta preliminare, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, e avrebbe delineato una presunta organizzazione dedita alla compravendita di voti. In questo contesto – pur ritenuti esterni all’organizzazione – sarebbero scesi in campo, secondo l’accusa, anche Giovanni Zannini, consigliere regionale della Campania (ex deluchiano, ora in Forza Italia), e Vincenzo Caterino, sindaco di San Cipriano d’Aversa e presidente della Gisec (società controllata dalla Provincia), per convogliare voti illegalmente – dice la Procura – in favore di Marrandino.
Il secondo filone, invece, è ancora aperto ed è emerso proprio a seguito delle perquisizioni eseguite nelle scorse ore. Riguarda ancora Marrandino, il suo vice Giulio Natale – accusato di far parte dell’associazione per delinquere insieme ai castellani Michele Cantone, 40enne, e Michele Antolini, 37enne – e altri soggetti: Salvatore Marcello, 45enne di Giugliano, Andrea Maria Scalzone, 33 anni (all’epoca dei fatti aspirante consigliere, oggi assessore nella giunta Marrandino) e Nino Rao, 48enne, imprenditore castellano.
Il primo episodio: “social” e video in cambio di voti
In questo stralcio emergono due contestazioni: una riguarda Marrandino, Scalzone e Marcello, indicati come concorrenti in un’ipotesi di corruzione elettorale. Secondo l’accusa, Marrandino e Scalzone avrebbero istigato un funzionario comunale – ritenuto ignaro dell’ipotetico patto corruttivo – ad affidare a Marcello un incarico professionale di supporto all’amministrazione per la realizzazione di shooting video destinati ai social.
L’affidamento, previsto per cinque mesi e pari a 5mila euro, è stato poi formalizzato con una determina del 23 dicembre 2024. Per la Procura, però, quell’incarico costituirebbe il corrispettivo per il procacciamento di voti durante la campagna elettorale. Tra le ‘utilità’ contestate figura anche l’azzeramento di un debito maturato per prestazioni professionali rese in campagna elettorale.
Il secondo episodio: lavori stradali e pacchetti di preferenze
Un secondo blocco di contestazioni riguarda Giulio Natale e Nino Rao. In questo caso l’accusa ricostruisce un affidamento diretto alla ditta Edil Rao per lavori di messa in sicurezza e manutenzione stradale: sei mesi per una spesa di 66.478,98 euro, poi rinnovati per altri cinque mesi con un importo di 25mila euro, formalizzato con determina del 14 aprile 2025.
Anche qui la Procura, guidata da Pierpaolo Bruni, ipotizza uno scambio: l’assegnazione dei lavori come utilità e, in cambio, il procacciamento di voti in favore dello schieramento alle Comunali 2024, ballottaggio compreso. Nel decreto si fa riferimento anche all’istigazione di un altro funzionario comunale, responsabile dell’area Ambiente e Territorio, ritenuto estraneo al patto.
Il quadro investigativo
Le perquisizioni sono finalizzate a ricostruire contatti, chat, flussi di denaro e documentazione utile a verificare la tesi accusatoria. L’inchiesta sul voto di scambio si affianca – senza sovrapporsi – al precedente fascicolo sugli affidamenti tecnici, delineando, per gli inquirenti, un contesto di rapporti e scambi da approfondire. Le posizioni restano tutte al vaglio. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale condanna definitiva.
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