Corruzione, concorso per la scuola di specializzazione farmacologica: prof universitario nei guai

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Santa Maria Capua Vetere, ufficio del giudice di pace al collasso
Santa Maria Capua Vetere, ufficio del giudice di pace al collasso

CASERTA – L’inchiesta che ha travolto l’ufficio del giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere rivela un intreccio di favori che supera i confini delle truffe assicurative per toccare il mondo accademico e professionale. Oltre alla manipolazione delle sentenze risarcitorie, gli inquirenti hanno delineato un inquietante scambio di cortesie illecite tra il giudice onorario Rodosindo Martone e i cugini Giuseppe e Michele D’Amico, rispettivamente medico e professore universitario. Al centro di questo specifico filone investigativo vi è il superamento di un concorso per l’accesso alla scuola di specializzazione in farmacologia e tossicologia presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, un titolo fondamentale per la gestione delle farmacie ospedaliere a cui ambiva Elvira Merola, moglie del magistrato onorario. Secondo la ricostruzione accusatoria, il patto corruttivo prevedeva un reciproco asservimento delle funzioni pubbliche.

Da un lato, il professor Michele D’Amico, in qualità di presidente della commissione esaminatrice, avrebbe fornito alla candidata l’elenco degli argomenti della prova prima del suo espletamento, promettendole un inserimento utile in graduatoria. Dall’altro lato, il giudice Martone avrebbe garantito al medico Giuseppe D’Amico il conferimento sistematico di incarichi come consulente tecnico d’ufficio nell’ambito delle cause risarcitorie a lui assegnate. In questo modo, la nomina del perito diventava la moneta di scambio per ottenere un vantaggio accademico e professionale a beneficio della consorte del magistrato. Questo scenario configura il reato di corruzione per atti contrari ai dover d’ufficio, poiché ogni attore coinvolto ha piegato il proprio ruolo pubblico per scopi privati e clientelari. Il giudice, stando a quanto emerso finora dall’inchiesta, avrebbe assicurato guadagni professionali al consulente “amico”, mentre il docente universitario inquinava la regolarità di un concorso pubblico fornendo informazioni riservate e garantendo l’esito della prova. L’episodio, cristallizzato nelle informative depositate in relazione agli esami fissati per il dicembre 2024, aggrava la posizione degli indagati, svelando un sistema di relazioni in cui incarichi giudiziari e titoli accademici venivano gestiti come merce di scambio in un mercato sotterraneo di influenze e favoritismi.

Il filone d’indagine relativo al concorso universitario presso l’Università “Vanvitelli” delinea uno scenario in cui il Giudice per le Indagini Preliminari, pur riscontrando condotte gravi sotto il profilo etico e disciplinare, ha deciso di non applicare misure cautelari per carenza di gravità indiziaria circa il patto corruttivo. Secondo la ricostruzione, il giudice Rodosindo Martone avrebbe tentato di agevolare la propria compagna, Elvira Merola, nel superamento del concorso per la specializzazione in farmacologia e tossicologia clinica presieduto dal professor
Michele D’Amico. Il contatto tra i due sarebbe stato mediato dal cugino del docente, il medico Giuseppe D’Amico, figura già nota negli uffici giudiziari per i suoi frequenti incarichi come perito. Nonostante le intercettazioni abbiano confermato a livello indiziario che il professore
fornì effettivamente in anticipo le domande d’esame alla candidata, il tentativo di favorirla fallì clamorosamente poiché la donna, nonostante
l’aiuto ricevuto, consegnò il foglio in bianco non riuscendo a superare la prova. Sebbene dalle conversazioni emerga chiaramente che il trattamento di favore fosse legato alla posizione istituzionale del compagno della Merola, il giudice ha ritenuto che manchi la prova di un nesso di scambio diretto e concreto, il cosiddetto sinallagma, tra il vantaggio accademico promesso e l’attività giudiziaria del magistrato.

Nello specifico, le verifiche hanno dimostrato che le nomine professionali ricevute dal medico Giuseppe D’Amico per mano del giudice Martone non presentavano anomalie statistiche, risultando conformi ai criteri di rotazione e ai limiti numerici stabiliti dal Presidente del Tribunale. Inoltre, dalle attività tecniche non è emerso alcun elemento che provi una soggezione del medico nei confronti del magistrato o una sua volontà di agire sul cugino professore con lo scopo specifico di ottenere in cambio un incremento degli incarichi peritali. Di conseguenza, pur restando accertata la nomina ufficiale del professor D’Amico a presidente della commissione nel bando del dicembre 2024, il gip ha stabilito che non è stata raggiunta la soglia probatoria necessaria per giustificare una misura restrittiva, non essendoci certezza che
la manipolazione del concorso fosse la moneta di scambio per i favori in tribunale.

In un’intercettazione telefonica successiva alla prova d’esame, il medico Giuseppe D’Amico contatta il giudice Martone per comunicargli l’esito negativo del concorso sostenuto da Elvira Merola. Durante la chiamata, D’Amico invita il magistrato a raggiungerlo a casa per fornire spiegazioni dettagliate, sottolineando esplicitamente che il fallimento è dovuto a un problema di preparazione della candidata e non a una mancanza di volontà da parte del presidente di commissione. Il medico insiste affinché la donna non si abbatta, ribadendo la necessità di un incontro di persona per chiarire i retroscena della vicenda. In un’intercettazione telefonica, Giuseppe D’Amico co- munica al giudice Martone di aver parlato con il cugino Michele, il quale si è reso disponibile per un incontro l’indomani mattina intorno alle undici. Martone accetta l’invito e i due concordano di riaggiornarsi successivamente per stabilire il luogo esatto dell’appuntamento.

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