Delitto Giulia e Thiago, Impagnatiello: controllavo le donne come pedine

MILANO – Per Alessandro Impagnatiello frequentare la compagna Giulia Tramontano e la collega di lavoro era “una gestione di due persone che controllavo con false verità”. “Comunque la partenza” dell’amante sarebbe stata “per me come togliere una pedina nella mia immaginaria scacchiera”. È quanto emerge dalla consulenza psichiatrica che la difesa del 31enne (le avvocate Giulia Geradini e Samanta Barbaglia) ha depositato nel processo per l’omicidio volontario pluriaggravato della fidanzata, incinta al settimo mese, uccisa con 37 coltellate dopo aver scoperto il tradimento.

Impagnatiello ha avuto due colloqui clinici in carcere – il 12 e il 31 ottobre 2023 – con lo psichiatra e criminologo Raniero Rossetti e gli ha parlato delle sue relazioni con un “numero notevole di donne”. La collega e amante 23enne italo-inglese era “una tirocinante che ero incaricato di seguire” all’Armani Cafè di Milano “che si è invaghita di me. Ho provato a interrompere il rapporto ma non ci sono riuscito”. “Mi desiderava – ha detto – l’essere desiderato da lei mi faceva star bene. Il fatto che mi desiderasse e mi aspettasse mi faceva sentire appagato”. Stando al suo racconto era “come se io vivessi due vite diverse: una, al lavoro, e l’altra fuori al lavoro e dentro casa con Giulia” ma il 31enne pensava di cambiare con la nascita del figlio a luglio-agosto, tre mesi dopo l’ultimo giorno in vita di Tramontano. “Quando prenderò in braccio il bambino questa doppia vita sarà spezzata”, pensava. 

Consulenti difesa: “Impagnatiello narcisista mosso da odio distruttivo”

Alessandro Impagnatiello sarebbe portatore di “importanti” disturbi “narcisistici, ossessivi, paranoidei” e, quando ha ucciso Giulia Tramontano, non l’avrebbe percepita “lucidamente” come “compagna di vita” e “madre del figlio che stava per nascere” ma come la “nemica che aveva minato e poi mandata a pezzi la sua quotidianità”. Lo scrive lo psichiatra Raniero Rossetti nella consulenza di parte depositata a processo dalla difesa del 31enne, accusato dell’omicidio della compagna incinta. La quotidianità costruita da Impagnatiello sarebbe stata quella “pompata e gonfiata dall’attività lavorativa ‘immaginifica’” che sostiene di aver svolto all’Armani Cafè di via Montenapoleone a Milano. Lì il 31enne dice di essersi trovato come un “pesce nell’acqua” fra “calciatori, personaggi televisivi” e “veline” dentro un mondo che lo avrebbe “coccolato” e a cui dava “del tu”.

“Godimento” e “orgasmo narcisistico” Impagnatiello li avrebbe provati anche dal “sentirsi concupito da una femmina più giovane di Giulia” con cui intratteneva una “relazione” e dall’essere “in grado di gestire le due donne, l’una all’insaputa dell’altra”. Per il consulente “è come se si fosse detto, ammirandosi allo specchio guarda come sono bravo a gestire due donne, senza che loro sappiano l’una dell’altra… Sono proprio bravo”. Secondo la consulenza dietro “l’efferata e crudele” esecuzione dell’omicidio del 27 maggio 2023 ci sarebbe stato “l’odio distruttivo” del “maschio onnipotente con in pugno la quotidianità” di due donne che “si è trovato improvvisamente a essere un maschio fragile, in balia delle due, delle loro rivelazioni e infine da loro scoperto nelle sue bugie a raffica e nelle sue manipolazioni”. Per il criminologo Impagnatiello è “assolutamente credibile”, si legge nelle 14 pagine depositate alla Corte d’assise di Milano e alle parti, quando dice nei colloqui in cella che “il mondo mi è crollato addosso”.

Avrebbe subìto una “tremenda ferita narcisistica” che lo ha portato ad avere una “percezione patologica della figura di Giulia” alterandone il “dato di realtà”. La consulenza potrebbe essere utilizzata per chiedere alla corte popolare presieduta da Antonella Bertoja di disporre una perizia psichiatrica sull’ex barman. I pubblici ministeri Alessia Menegazzo, l’aggiunto Letizia Mannella e la difesa della famiglia Tramontano, avvocato Giovanni Cacciapuoti, saranno chiamati a esprimere parere favorevole o negativo sulla necessità di sottoporre il 31enne a test psichiatrici. 

(LA PRESSE)

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