“Denunciate chi prova a imporre il pizzo, solo così potremo salvare il rione Sanità”

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Eduardo di Napoli e Luigi Cuomo

NAPOLI – Trema il rione Sanità al grido dei commercianti: «Bisogna resistere contro la criminalità per non tornare indietro».

Nel cuore pulsante del centro storico, dove la rinascita culturale e turistica sfida ogni giorno le ombre del passato, la voce di Eduardo Di Napoli, imprenditore in prima linea contro il racket, risuona come un monito necessario. Il titolare del Caffè Napoli traccia un bilancio a tinte fosche sulla sicurezza, evidenziando una mutazione genetica della criminalità locale che mette a rischio il futuro economico dell’intero quartiere.

«Qui al rione Sanità si spara quasi tutte le sere», esordisce il commerciante, analizzando la nuova geografia del crimine. Sebbene i clan storici sembrino aver perso terreno e le statistiche indichino un calo generale dei reati, la realtà vissuta tra i vicoli è fatta di un panico costante seminato da baby gang armate.

«Questi ragazzini, che vanno dai 16 ai 24 anni, fanno più paura dei vecchi clan», denuncia Di Napoli, descrivendo una gioventù che scende da casa già armata, pronta a tutto.

Sotto ai riflettori l’impatto sul turismo e sull’economia locale. Il danno non è solo sociale, ma colpisce direttamente il polmone economico della zona: il turismo. I dati forniti dall’esercente sono chiari: «Il giorno dopo ogni sparatoria, il turismo cala del 50 per cento perché la gente ha paura». È una devastazione per chi ha investito nella rinascita della Sanità, temendo che la violenza gratuita dei minorenni possa azzerare anni di sforzi per riqualificare l’immagine del quartiere a livello nazionale.

Il coraggio della denuncia può fare la differenza nei vicoli del centro storico.

Sul fronte dell’estorsione, il quadro resta complesso. Nonostante persista un forte clima di omertà dettato dal timore di ritorsioni, Di Napoli scorge segnali di cambiamento: «Oggi c’è più coraggio rispetto a qualche anno fa, anche se non tutti gli esercenti denunciano ancora il racket».

La sua storia personale è un esempio di resistenza civile: ha fatto arrestare numerosi esponenti del clan Sequino e, nonostante le recenti scarcerazioni di alcuni di loro, ha scelto di restare a Napoli.

«Io sono ancora qua e non me ne vado», conclude con fermezza. «Sanno che se ritornano a chiedere il pizzo, li denuncerò ancora». Il messaggio ai suoi colleghi e alle istituzioni è forte: la rinascita della Sanità passa per una battaglia senza quartiere contro le gang giovanili e per un sostegno concreto a chi, come lui, ha deciso di non abbassare la testa davanti alle nuove leve della malavita.

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