Due omicidi tra la folla a Marano ed Arzano, le forze dell’ordine ora blindano l’area nord

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Armando Lupoli e il luogo dell’omicidio ad Arzano. A destra Castrese Palumbo di Marano
Armando Lupoli e il luogo dell’omicidio ad Arzano. A destra Castrese Palumbo di Marano

ARZANO – Un sabato di sangue riaccende la tensione nell’area a nord di Napoli. Nel giro di poche ore due agguati mortali hanno scosso i comuni di Arzano e Marano di Napoli, riportando alla memoria le stagioni più violente della camorra. Due omicidi compiuti in mezzo alla gente, con una spregiudicatezza che preoccupa gli investigatori e le comunità locali. Per il momento gli inquirenti escludono un collegamento diretto tra i due delitti: l’unico elemento certo è la vicinanza temporale tra i due agguati e la modalità con cui i killer sono entrati in azione, incuranti del rischio di colpire innocenti.

Ad Arzano la vittima è Armando Lupoli, 49 anni. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, l’uomo sarebbe stato un bersaglio preciso, scelto con attenzione. Gli inquirenti parlano di una possibile “vittima trasversale”: Lupoli sarebbe infatti imparentato con un giovane ritenuto vicino a un gruppo criminale attivo nella zona della 167. Un elemento che orienta le indagini verso la pista camorristica e che riporta l’attenzione su equilibri criminali mai del tutto sopiti in un territorio storicamente conteso.

Arzano, da decenni, rappresenta uno dei punti più delicati dell’hinterland partenopeo. Qui la presenza del cosiddetto clan della 167 — radicato nell’omonimo quartiere popolare — viene considerata dagli investigatori una realtà criminale consolidata. Nel corso degli anni il gruppo avrebbe mantenuto un controllo diffuso del territorio attraverso attività illecite che spaziano dal traffico di droga alle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori locali. Proprio all’interno di queste dinamiche si inseriscono gli equilibri che hanno portato all’affermazione del gruppo dei Cristiano, nucleo centrale del clan della 167, progressivamente divenuto protagonista nella gestione degli affari illeciti ad Arzano. È in questo contesto che gli investigatori collocano l’omicidio di Lupoli. Non si esclude che l’agguato possa essere collegato a nuove tensioni interne o alla volontà delle nuove leve criminali di ridefinire equilibri e gerarchie.

Diverso, almeno nelle prime ricostruzioni, lo scenario dell’omicidio avvenuto a Marano. Qui la vittima è Castrese Palumbo, 79 anni, figura ritenuta da tempo inserita nelle dinamiche della camorra locale. Palumbo era parente acquisito della famiglia Nuvoletta — cognato del boss Angelo Nuvoletta — e nel corso degli anni avrebbe maturato un peso criminale legato anche ai lunghi periodi trascorsi in carcere. Secondo gli investigatori, negli ultimi tempi l’uomo avrebbe iniziato ad avanzare richieste sempre più insistenti negli equilibri del territorio, una sorta di ritorno sulla scena che non sarebbe stato gradito ad altri esponenti della criminalità locale. Da qui l’ipotesi che l’omicidio possa rappresentare una punizione esemplare, un messaggio lanciato con modalità eclatanti per riaffermare gerarchie e confini.

Le indagini sono ora affidate alle forze dell’ordine e alla Direzione distrettuale antimafia, che stanno lavorando per ricostruire moventi e possibili responsabilità. Intanto, nei comuni dell’area nord di Napoli torna a crescere la preoccupazione per una nuova escalation di violenza: due agguati in poche ore, consumati sotto gli occhi dei cittadini, che riportano alla luce fragilità e tensioni mai completamente scomparse.

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