SAN CIPRIANO D’AVERSA – Il sequestro sull’abitazione resta in piedi e si allarga il fronte giudiziario attorno al duplice omicidio dei fratelli Marco e Claudio Marrandino. La Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Giuseppina Bortone contro il sequestro conservativo disposto sulla quota del 50 per cento dell’immobile riconducibile al marito Antonio Mangiacapre, condannato all’ergastolo per il delitto avvenuto il 15 giugno 2024 a Succivo. Secondo i giudici di legittimità, solo chi ha un interesse concreto e diretto alla restituzione del bene può impugnare una misura reale: condizione non riconosciuta alla donna, la cui quota dell’immobile è rimasta estranea al vincolo. Da qui la declaratoria di inammissibilità del ricorso, con condanna alle spese e al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Il sequestro era stato disposto su richiesta delle parti civili a tutela delle pretese risarcitorie nel procedimento scaturito dal duplice omicidio dei
fratelli Marrandino, uccisi a colpi d’arma da fuoco al termine di una lite per motivi di viabilità.
Per quei fatti, la Corte di assise di Napoli ha inflitto a Mangiacapre, difeso dall’avvocato Paolo Caterino, la pena dell’ergastolo con tre anni di isolamento diurno. Intanto, in attesa che l’accusa di omicidio venga valutata dalla Corte d’assise d’appello, si apre un nuovo capitolo giudiziario. Il Tribunale di Napoli Nord ha disposto il rinvio a giudizio per quattro presunti fiancheggiatori di Mangiacapre, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Antonio Vergara. A processo finiranno la stessa Giuseppina Bortone, il figlio Vincenzo Mangiacapre, Francesco Cirillo e Mario Cirillo (innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile). Secondo la Procura, dopo il delitto avrebbero depistato le indagini e occultato la pistola semiautomatica Beretta modello 84 calibro 9 corto utilizzata per l’omicidio, oltre ad altre armi illegalmente detenute e nascoste nell’abitazione dell’assassino.




















